«Salviamo il perno del nostro welfare»: assemblee del personale sanitario in tutto il Veneto

«La Sanità pubblica corre il pericolo di estinzione, mancano 1.300 medici, 3 mila infermieri, tecnici e operatori socio sanitari». Oltre 10 organizzazioni sindacali in campo

Foto: medici, archivio

Una mobilitazione generale, con assemblee nelle Ulss di tutto il Veneto, è stata annunciata dal personale sanitario che aderisce a oltre 10 organizzazioni sindacali del comparto: Anaao Assomed, Federazione Cimo-Fesmed, Aaroi-Emac, Fassid (Aipac-Aupi-Simet-Sinafo-Snr), Fp Cgil Medici e Dirigenti Ssn - Fvm - Uil Fpl Coordinamento nazionale delle aree contrattuali medica, veterinaria sanitaria, Anpo, Ascoti, Fials medici, Fp Cgil Veneto, Uil veneto.

Codice rosso

Questa volta il paziente in codice rosso è la Sanità. «Non c'è un progetto chiaro di rilancio - scrivono le sigle annunciando la mobilitazione del 3 maggio prossimo -. Serve una svolta radicale per salvare il pilastro del nostro welfare, per invertire la rotta dopo anni di austerità e senza assunzioni, perché la Sanità pubblica è destinata all’estinzione e le promesse non bastano più. La carenza di personale sta determinando il taglio dei servizi e le esternalizzazioni di intere funzioni in molte Ulss del Veneto. Mancano almeno 1.300 medici, 3 mila infermieri, tecnici e operatori socio sanitari».

Schede ospedaliere

«L’assenza di una vera programmazione - continuano - sta determinando carichi di lavoro insostenibili e spesso la rinuncia delle ferie o l’impossibilità di fruire della malattia. Una situazione che si regge ormai solo e soltanto sulla dedizione e sulla professionalità dei lavoratori. La recente approvazione del piano socio sanitario veneto, e la bozza di schede ospedaliere e territoriali in discussione in questi giorni, non risolvono in alcun modo le gravi carenze del nostro sistema socio sanitario. Non c'è una pianificazione del fabbisogno per garantire le prestazioni Lea (livelli essenziali di assistenza) e si risolve il problema dell'efficienza tagliando posti letto e ridimensionando l’offerta specialistica, in particolare nelle strutture periferiche».

Reti di assistenza

«Non c'è costruzione di reti territoriali di presa in carico delle persone per decongestionare aree mediche e pronto soccorso ormai al collasso - spiegano professionisti e sindacati -. Si sceglie di ovviare alle carenze di personale richiamando in servizio i pensionati, che non incideranno mai sulle reali necessità, oppure spostando, dislocando, trasferendo il personale a scapito della continuità dell'assistenza dei pazienti, anche nei casi più gravi. Sbagliato affermare di voler salvaguardare il “modello veneto”, con schede ospedaliere che favoriscono le strutture private».

Richieste

La richiesta, prima di tutto, è quella di: «assunzioni subito e l’apertura di un confronto vero sui fabbisogni di personale per la dirigenza medica e sanitaria, che riduca anche i tempi delle procedure. Conservazione degli attuali posti letto e dell’offerta specialistica, che confermi l'esistente risposta di assistenza e cura, in assenza di effettiva alternativa. Impegni concreti di utilizzo delle risorse regionali per valorizzare i professionisti in attuazione delle norme contrattuali. Senza risposte - concludono - si va verso la mobilitazione generale».

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