Riutilizzare e riconvertire: primi al mondo e proiettati alla lavorazione di altri materiali

Una raffineria sul punto di chiudere come altre diventa a Porto Marghera il primo impianto al mondo brevettato di Bioraffineria Eni. Il segreto è recuperare

L'impianto di Bioraffineria Eni a Porto Marghera

Efficienza, efficacia, produttività, profittabilità. Un'impresa sana punta a questo ma oggi, prima di tutto, pensa all'utilizzo futuro dei propri prodotti, al riuso che di alcune parti può essere fatto, a come assemblarle e riadoperarle, a come ridare vita a processi che sembrano esauriti, evitando che abbiano un impatto sull'ambiente e sulle persone. Così ha fatto Eni 5 anni fa alla raffineria di Porto Marghera. Sul punto di chiuderla ha riconvertito gli impianti e ha realizzato un brevetto, il primo al mondo, per la produzione di biocarburanti derivanti da oli di scarto, attraverso un sistema di economia circolare che guarda già alla possibilità di lavorare le plastiche non riciclabili per produrre idrogeno come vettore per altri processi.

Cenni di storia

Un cambio delle condizioni economiche esterne, come spesso accade, è la molla per la ripartenza nel 2008. La crisi è pesante su tutto il Mediterraneo, la commercializzazione dei prodotti classici derivanti dal petrolio subisce una battuta di arresto: la curva dei profitti cala e 21 raffinerie in Europa chiudono. Nel 2011 viene fermata anche quella di Porto Marghera, una delle più antiche del Vecchio Continente. Gli operai vengono messi in cassa integrazione. Negli anni successivi però Eni rialza la testa. Nel 2014 vengono riavviati gli impianti, grazie a una tecnologia Eni per biocarburanti di alta qualità. Non solo perché prodotti con materie prime bio, ma anche perché il processo avviene abbassando l'emissione di CO2 nell'atmosfera, rispetto ai vecchi procedimenti e all'utilizzo del fossile. Eni non chiude i vecchi impianti. La nascita della Bioraffineria veneziana avviene mediante la riconversione e il riutilizzo degli stessi, con un investimento che guarda al futuro dei prodotti energetici e che si basa sul principio dell'economia circolare, centrata sul riutilizzo.

Prodotti

A Porto Marghera arrivano in media 4 milioni e mezzo di tonnellate di carburanti all'anno come prodotti petroliferi, vengono miscelati con prodotti bio e vanno sul mercato come prodotti avanzati. Il processo catalitico nel nuovo sistema utilizza biomasse, cioè trigliceridi e acidi grassi come l'olio di palma. Ricevuta la virgin nafta, prodotta da altri impianti Eni in Italia o all'estero, e utilizzando l'idrogeno, la biomassa viene utilizzata nel sistema brevettato di ecofining per la produzione di biocarburanti, riutilizzando i vecchi impianti riconvertiti. Con un sistema che peraltro prevede un risparmio di risorse idriche, e senza ossigeno, che può dar luogo a contaminazioni batteriche e ossidazione. Il Diesel+ di Eni nella frazione bio non contiene aromatici e para aromatici e questo è un vantaggio della produzione con ecofining, poiché si abbassano le emissioni.

L'olio di scarto

Nel 2018, nella Bioraffineria di Porto Marghera, il 20% circa della carica è stata costituita da oli vegetali usati e di frittura, grazie a un accordo per la raccolta con il Comune di Venezia e Veritas. Il 2,5% circa della carica è stata costituita da olio di karité, e l'1% da Matrilox, un residuo della chimica verde dalla fabbricazione della plastica biodegradabile. Eni attualmente utilizza circa il 50% degli oli alimentari usati disponibili in Italia nella Bioraffineria di Venezia, a Porto Marghera, e a breve anche a Gela. Gli oli esausti prodotti a livello domestico sono quasi interamente dispersi. Nel 2018 sono state raccolte circa 75.000 tonnellate di olio alimentare di scarto, quasi esclusivamente prodotte dal settore della ristorazione e dell’industria, che rappresentano solo il 25% dell’olio prodotto in Italia, che ammonta a circa 280.000 tonnellate all’anno. Sempre a Venezia sono state testate con successo cariche advanced: paste saponose (residui della deacidificazione chimica degli oli vegetali), Pome (Palm Oil Mill Effluent), un rifiuto rigenerato della lavorazione dell’olio di palma e dei grassi animali di scarto, oli vegetali usati e di frittura, circa 30 milioni di litri.

Riutilizzare il non riciclabile (e nemmeno più esportabile): il futuro

Cioè produrre idrogeno e metanolo da scarti di materiale plastico non riciclabile. La Cina non importa più questi materiali e disfarsene potrebbe diventare un problema. Eni ci lavora dal 2018 in accordo con Maire Tecnimont (attraverso la propria controllata per la chimica verde NextChem), ma la tecnologia deve ancora essere testata per l’applicazione, che potrebbe avvenire nel sito industriale Eni di Porto Marghera. Il procedimento avviene tramite gassificazione ad alta temperatura, e a bassissimo impatto ambientale, di rifiuti solidi urbani e plastiche non riciclabili. 

L'innovazione e l'accordo

«L’accordo, con il quale Eni è co-developer della tecnologia NextChem, permetterà di applicare concretamente l’economia circolare, dando una seconda vita a centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti non riciclabili attraverso la produzione di prodotti chimici e combustibili, contribuendo così alla sostenibilità ambientale dei siti industriali nell’ambito di un sistema sempre più integrato ed efficiente, volto al contenimento e riduzione delle emissioni di CO² in atmosfera», - scrive Eni - Con Veritas - prosegue - che effettua la raccolta, valorizzazione e trattamento dei rifiuti nei 51 Comuni dell'area metropolitana di Venezia, è stato sottoscritto a ottobre 2018 un accordo al fine di valorizzare i rifiuti e trasformarli in risorse energetiche. Gli studi di fattibilità saranno incentrati alla progettazione di un impianto di trattamento delle risulte plastiche con lo scopo di produrre idrogeno, e di un impianto di trattamento della frazione umida e di scarti vegetali, per produrre biometano».

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