Frammenti di case popolari alla Biennale, blitz no global a Venezia: "Stop alle speculazioni"

Manifestazione in contemporanea a quella ai Robin Hood Gardens di Londra giovedì, davanti all'ingresso dell'Arsenale. "Dobbiamo contrastare la desertificazione sociale"

"No alloggi per le persone, no arte per il pubblico". Blitz degli attivisti dell'Assemblea sociale per la casa di Venezia e di SaleDocks nella seconda giornata di vernice della 16. Mostra Internazionale di Architettura. Una manifestazione organizzata all'ingresso dell'Arsenale in contemporanea a Londra, con l'obiettivo di rimarcare ancora una volta il diritto alla casa e all'abitare. Proprio nel corso della Biennale si è rinnovata la collaborazione con il Victoria and Albert Museum della capitale inglese, che ha portato all'esposizione di un elemento costitutivo del Robin Hood Gardens, complesso di case popolari della parte orientale della città, progettato nel 1972 e ora in fase di demolizione. Si tratta di un'operazione di riqualificazione urbana da circa 300 milioni di sterline, una manovra che ha portato con sé una lunga scia di polemiche oltre-Manica.

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"Stop alle speculazioni"

"Il museo Victoria & Albert ha portato alla Biennale un pezzo del caseggiato popolare del Robin Hood Gardens - spiegano gli attivisti - Un quartiere abbattutto e portato in esposizione. Come se la questione della casa fosse qualcosa sulla quale speculare, piuttosto che provare ad investire e risolvere il problema. Siamo qui in contemporanea". La richiesta degli attivsti è chiara: «Stop alle speculazioni culturali, che vanno di pari passo con quelle edilizie». "Dobbiamo contrastare la desertificazione sociale, non specularci".

Marcia per la dignità

Il blitz è stata anche l'occasione per ricordare ai presenti la marcia per la dignità, in programma a Venezia il prossimo 10 giugno. Una manifestazione a cui prenderanno parte assemble, comitati e associazioni del territorio. "È necessario ripopolare la città con politiche a misura di residente, riaprire le centinaia di case pubbliche chiuse, offrire vere opportunità di social housing, fermare la costruzione di nuovi hotel, frenare i cambi d'uso e l'utilizzo di Airbnb e simili, favorendo l'affitto ai residenti - hanno continuato - Sono questi problemi che non riguardano più solo la città insulare, ma che preoccupano anche gli abitanti di Mestre e Marghera".

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