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Il sindaco difende l'inceneritore: «Servirà solo alla città e brucerà gli stessi quantitativi di oggi» | VIDEO

Sulla costruzione di un nuovo termovalorizzatore a Fusina c'è un ampio dibattito in corso. Nei giorni scorsi i comitati hanno protestato e annunciato altre iniziative

 

«Siamo convinti che bisogna andare avanti, ne sono convinti tutti i Comuni della gronda. È lo stesso css che prima si bruciava in una centrale a carbone: il termovalorizzatore trasformerà le stesse quantità di css che abbiamo oggi. Sarà in linea e al servizio solo delle nostre necessità, delle necessità della città di Venezia. È quello che abbiamo sempre detto». Sono le parole del sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che ha commentato le iniziative di protesta tenutesi nei giorni scorsi contro il progetto del nuovo termovalorizzatore a Fusina. «Chi vuole speculare su questo argomento - ha detto ancora - rischia di fare in modo che le spazzature finiscano in discarica o per strada. Ecco, queste sono le proposte avanzate dagli intelligentoni che continuano a parlare di ambiente ma che, secondo me, non hanno alcuna soluzione concreta. Questa iniziativa ha funzionato in tutte le altre città italiane, funzionerà anche qui».

Di tutt'altro parere è Gianfanco Bettin, presidente della municipalità di Marghera, che venerdì scorso ha detto: «Un inceneritore è una cosa che ci avvelena e che distorce il modello di smaltimento dei rifiuti. Trasformare i rifiuti residui in css con un impianto "superpotenziato", anche rispetto alle necessità dichiarate da Veritas, significherebbe far diventare Marghera la pattumiera della regione».

Per il consigliere regionale Pd Andrea Zanoni, sul termovalorizzatore «è un errore tirare dritto: l’iter procedurale va sospeso, servono trasparenza e partecipazione. C’è una mobilitazione generalizzata e sarebbe doveroso ascoltare le preoccupazioni dei cittadini, come sottolineato anche dal sottosegretario e candidato sindaco Pier Paolo Baretta. Trovo sconcertante che nel procedimento sulla valutazione di impatto ambientale non sia stata chiesta l’apertura dell’inchiesta pubblica, procedura partecipativa prevista dalla legge che coinvolge le amministrazioni, le associazioni e i cittadini. Brugnaro ne aveva facoltà ma non l’ha fatto».

L'inceneritore

Il progetto di Veritas-Ecoprogetto per la realizzazione di una centrale termoelettrica a Fusina alimentata da css (combustibile solido secondario derivante dai rifiuti) è stato approvato di recente, il 20 maggio, in commissione VIA regionale (valutazione di impatto ambientale). La questione ha sollevato le proteste di associazioni e cittadini che, venerdì scorso, hanno messo in atto due manifestazioni: la mattina gli attivisti di Fridays For Future hanno occupato gli uffici direzionali di Veritas, mentre nel tardo pomeriggio si è tenuta una partecipata assemblea a Marghera che ha riunito i comitati contrari all’opera. Nuove iniziative sono in programma: la prossima - non solo contro l'inceneritore, ma anche contro le grandi navi e la "monocultura turistica" - sarà una catena umana alle Zattere, a Venezia, con appuntamento sabato 13 giugno alle 17.

Riciclo e smaltimento

Sul tema si è espressa anche Legambiente, che ha inviato una lettera alla Regione: «La nostra regione è prima nella classifica nazionale per numero di Comuni ricicloni e rifiuti free (<75 kg/ab.*anno), fatto che colloca il Veneto al vertice dell’eccellenza nella gestione dei rifiuti in Italia». L’impiantistica del recupero, però, «mostra segni di sofferenza, con le frazioni merceologiche di carta e plastiche che faticano a trovare una collocazione remunerativa sul mercato». Di qui «la necessità di pianificare e promuovere l’economia circolare» e per questo, scrive Legambiente, «spiazzano le scelte di Ecoprogetto-Veritas a Fusina», che «sembrano porre l’incenerimento come elemento centrale della strategia nella gestione dei rifiuti», con il rischio che vanga meno «l’impegno sul fronte della riduzione del rifiuto secco residuo». Legambiente, quindi, chiede «la sospensione dell’iter autorizzativo del progetto di Fusina e l’avvio o di un tavolo di confronto».

Veritas

Veritas invece, in una nota diffusa la scorsa settimana, ha riportato i risultati positivi ottenuti dal territorio e dall'azienda nell'ambito della raccolta differenziata e della riduzione del rifiuto residuo (che nel quinquennio 2015-2019 è diminuita dell’8,78% a fronte dell’aumento della differenziata del 70,74%), aggiungendo: «Legambiente, allineandosi a quanto ripetono i comitati, e che la Commissione Via regionale ha dimostrato essere falso, fornisce numeri sbagliati per quanto riguarda le quantità che saranno trattate nell’impianto di Fusina, già approvato dai sindaci dei 51 Comuni-soci, che lo hanno considerato strategico». Di nuovo, Veritas ribadisce che «la capacità dell’impianto è legata esclusivamente ai 47,9 MWt autorizzati, che non potranno essere superati, e che corrispondono all’utilizzo delle circa 60.000 tonnellate/anno di css prodotto da Veritas dal trattamento del rifiuto secco residuo raccolto nel territorio della città metropolitana di Venezia e a Mogliano». 

«Ogni altro calcolo - conclude - è frutto di pura fantasia (a voler essere benevoli) e dimostra quanto poco comitati e varie associazioni che si oppongono all’impianto abbiano a cuore il benessere e la sicurezza del territorio».

I cittadini contrari al progetto stanno valutando, tra l'altro, il ricorso al Tar contro la realizzazione dell'opera.

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