Ausiliari Ames in lotta per un contratto a 12 mesi: «Dobbiamo mangiare tutto l'anno»

Hanno un part time che si svolge da settembre a luglio. Agosto non è incluso nel rapporto di lavoro, per cui non c'è attività e neppure retribuzione. «Vogliamo incontrare il Comune»

Un contratto per tutto l'anno, cioè per 12 mesi. Questo chiedono gli operatori delle partecipata Ames del Comune. Sono ausiliari, cuochi, svolgono servizi di sorveglianza dei bambini nelle scuole dell'infanzia e asili nido, e in generale supportano il lavoro di insegnanti e educatori. Lavorano a tempo indeterminato, ma nel loro rapporto di lavoro il mese di agosto non esiste. In quei 31 giorni infatti vi è la sospensione di tutte le attività scolastiche, compresa quella dei centri estivi. Le loro ferie, i permessi e tutte le componenti contrattuali sono parametrati su 11 mesi. E così anche lo stipendio. Assemblee e tavoli con l'azienda, Ames, non hanno consentito ai quasi 270 operatori, compresi cuochi e bidelli, di vedere soddisfatte le loro richieste, per questo ora intendono incontrare il Comune.

Secondo lavoro

«Di fatto - spiegano alcune delle lavoratrici - non potremmo svolgere neppure un altro lavoro, contemporaneamente a quello in Ames, perché siamo vincolati dalle disposizioni che regolano l'impiego pubblico e non ammettono, con un part time superiore al 50% dell'orario di lavoro, un impiego parallelo. Rimanere ogni estate senza busta paga per un mese, pesa e ti condiziona. Pensiamo che avendo un contratto per tutto l'anno, come la maggior parte degli altri lavoratori, potremmo andare in ferie ad agosto. Forse l'amministrazione per cui prestiamo servizio non conosce il nostro disagio. Al quale si aggiunge quello dei lavoratori jolly».

I jolly

Questi sono gli ausiliari che non hanno una sede stabile di svolgimento delle mansioni, ma ruotano. Spiegano gli operatori: «Ci sono i jolly di serie "a", che vengono assegnati a periodi, quindi almeno per alcune parentesi temporali restano a lavorare nello stesso posto. E ci sono invece i jolly di serie "b", cioè quelli che vengono informati la sera prima del luogo in cui dovranno recarsi a prestare servizio. Chiediamo che, per un rispetto della loro dignità, orari e destinazioni vengano stabiliti in maniera più organizzata e con anticipo. Fra i jolly, che non hanno turni e sedi, c'è gente che ha passato i 60 anni ed è in queste condizioni da 10 anni. Chiediamo che la rotazione sia equa e che l'assegnazione avvenga attraverso graduatorie predefinite».

L'organizzazione

Il sindacato punta infine il dito contro l'organizzazione dei servizi: «Disastrosa - dice Mario Ragno della Uil -. Ames ha cambiato e continua a cambiare persone. Che oltretutto, unico caso di dipendenti che dal pubblico fuggono al privato, vanno via molto frequentemente, così ora, per esempio, c'è carenza di cuochi. I servizi che queste persone svolgono sono importantissimi. Vanno tutelati. Con un po' di sforzo, sedendosi a un tavolo, si riesce perfino a fargli un contratto per tutto l'anno. Se lavorano in più durante l'inverno si può pensare di farli recuperare ad agosto. Chiederemo un incontro con l'amministrazione».«La richiesta dell’estensione del contratto a 12 mesi è cosa nota da anni ad Ames – dichiara Cristina Bastianello, Fp Cgil –. Non si può ridurre tutto al fatto che se le scuole chiudono ad agosto allora questo personale deve rimanere senza stipendio quando negli stessi servizi ci sono lavoratori pagati tutto l’anno. Stiamo parlando di lavoratici che percepiscono già un salario medio-basso e sono disponibili a mettersi all’opera per incrementare i servizi alla cittadinanza. Occorre quindi aprire da subito un tavolo di confronto con Ames, organizzazioni sindacali e Comune di Venezia per trovare delle soluzioni. Sulla carenza di cuochi è chiaro che la fuga di personale è la conferma che il modello organizzativo messo in piedi da parte dell’azienda non funziona».

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