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Il disneyano Roberto Vian racconta la sua ultima opera a fumetti, "Danger Dome" | VIDEO

È uscito il nuovo volume, in formato cartonato deluxe, con protagonista il supereroe Pk. L'albo, tradotto in 15 paesi, si compone di 44 tavole realizzate dal fumettista mestrino

 

Lo scorso 5 maggio è uscito nelle edicole Danger Dome, il nuovo volume - in formato cartonato deluxe - del supereroe targato Disney Pk, scritto da Roberto Gagnor e disegnato dal fumettista mestrino Roberto Vian.

Pk è l’evoluzione futurista, approdata nelle edicole nel 1996, di Paperinik, il personaggio ideato in Italia alla fine degli anni ’60 come alter ego mascherato di Paperino. La storia dell’eroe è però travagliata e, negli anni, il gradimento di Pk tra i lettori sfuma. Nel 2013 la Panini Comics acquisisce la proprietà dei periodici Disney e, nell’autunno 2019, decide di rilanciare il personaggio presentando in anteprima al Lucca Comics & Games il primo albo cartonato di una nuova serie inedita. L’operazione non riscontra il successo sperato e a questo punto Roberto Vian viene chiamato da Alex Bertani, il direttore della testata Topolino e del settore marketing della Panini, che gli conferisce l’incarico di disegnare i nuovi numeri della collana.

Danger Dome

Tradotto in 15 paesi, Danger Dome è il secondo volume di una trilogia sceneggiata da Gagnor che si compone di 44 tavole interamente disegnate da Vian: «Ci ho messo poco più di due mesi per portare a termine questa opera. Mi sono impegnato moltissimo e mi pare che siano stati tutti molto contenti, tanto che la Panini mi ha ingaggiato già per i tre blocchi successivi. Il disegno Disney ha delle grosse aree di irrazionalità, dal punto di vista della costruzione del personaggio: bisogna fare uno sforzo continuo per trovare un equilibrio armonico. In questo PK ho cercato di lavorare sullo spazio e sul tempo» afferma Roberto. 

Il disegnatore attualmente vive tra le montagne e i paesaggi bucolici di Lorenzago di Cadore e, proprio in questo piccolo comune dolomitico si è tenuto, il 16 maggio, un firmacopie presso una fumetteria del posto. Grazie all’iniziativa, attualmente Lorenzago è il primo punto vendita di Danger Dome.

Vian è un fumettista atipico: colto e dal gusto artistico raffinato, quando parla di fumetto allarga l’argomentazione trattando anche materie quali storia dell’arte e filosofia: «La filosofia è un metodo, una lente di scansione del mondo» afferma. Anche l’origine di un racconto fumettistico è uno dei temi che gli stanno maggiormente a cuore: «Qualsiasi storia, un libro, un film o un fumetto, si compone della cosiddetta struttura restaurativa in tre atti - introduzione, conflitto, risoluzione del conflitto - si dice ‘restaurativa’ perché alla fine viene ristabilito un ordine che era stato scosso da alcuni avvenimenti. Questo impianto deriva dalla poetica di Aristotele. Noi occidentali abbiamo poi raccolto questa struttura greca attraverso la cultura cristiana». Proprio il tema della struttura narrativa trasmessa dalla cultura occidentale sarà alla base di una conferenza illustrata e di due workshop che il fumettista veneto terrà a Catania in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti, e a Roma, insieme ad una esposizione eterogenea, appena terminerà l’emergenza sanitaria. 

La carriera di Roberto Vian

Un talento, quello di Vian, che è stato riconoscibile sin dall’infanzia: «Io ho sempre disegnato - racconta - ma, della mia attitudine, si accorse per prima la mia maestra elementare. Cominciai la mia carriera da autodidatta, disegnando con la tecnica dell’iperrealismo a grafite e, all’età di 15-16 anni, contattai alcuni disegnatori veneziani per far vedere loro cosa stavo facendo». È così che avviene l’incontro con il noto fumettista veneziano Stelio Fenzo, con il quale avviò una frequentazione di un anno e mezzo in studio. Nel 1991 approda a Milano frequentando l’Accademia Disney fondata da Giovan Battista Carpi, l’ideatore grafico di Paperinik: «Andavo a Milano ogni quindici giorni e Carpi mi ripeteva sempre di continuare a disegnare senza mai sbilanciarsi. Dopo un anno mi sono licenziato dal lavoro che facevo, ho preso le mie tavole e l’ho raggiunto dicendogli chiaramente: “Sono interessato ad avere questo lavoro. Mi volete o no?”. Mi volevano e mi hanno preso».

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