In 5mila hanno il diabete ma non lo sanno. Giornata di controlli dell'Ulss 3

All’Angelo si sono presentate più di 200 persone. Alcune inviate ad ulteriori accertamenti per i valori alterati

Più di 35 mila sono le persone in cura per il diabete nell’Ulss 3 Serenissima, ma altre 5 mila persone sono malate senza saperlo, affette da diabete mellito non diagnosticato. In questi individui la patologia non dà ancora sintomi, la diagnosi non è stata fatta, e quindi, pur se malati, non accedono alle cure. Anche per combattere questo diabete "misconosciuto" servono divulgazione e prevenzione. Stamattina, in occasione della giornata mondiale del diabete, gli specialisti del centro antidiabetico dell’azienda sanitaria veneziana, insieme ai volontari dell’associazione diabetici “Flavio Virgili”, hanno incontrato gli utenti, sottoponendoli al fingerstik per la glicemia capillare.

Pazienti sottoposti ad accertamenti

Buona la partecipazione. «Sono importanti i più di 200 esami che abbiamo fatto oggi sulla popolazione – spiega il dottor Carlo De Riva, coordinatore dell’area funzionale di diabetologia dell’Ulss 3 – e il fatto che alcune persone, per i valori alterati registrati, sono state inviate ad ulteriori accertamenti per verificare un diabete mellito a loro non noto; ma conta soprattutto il lavoro di sensibilizzazione che si fa in queste occasioni. I nostri servizi hanno accolto e visitato solo nel 2018 ben 25 mila pazienti; ma è fondamentale per noi individuare quelle persone in cui la patologia non dà sintomi, ancora, e che quindi non sanno di essere malate. Il diabete, infatti, si può battere, a patto di volerlo contrastare con costanza e determinazione, e a patto di non sottovalutarlo».

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Diabete e qualità della vita

Non sottovalutarlo, non trascurarlo: lo spiega bene il “decalogo salvavita” redatto dagli specialisti, che oggi è stato proiettato sugli schermi delle strutture dell’Ulss 3. Secondo il decalogo, sbaglia chi dice di avere un diabete “leggero”, o un diabete “alimentare”, e a partire da questa affermazione sminuisce l’importanza dei controlli e della terapia. Al contrario, di fronte al diabete servono consapevolezza, attenzione e determinazione: «In nessun’altra malattia come nel diabete – sottolinea il direttore dell'Ulss 3, Giuseppe Dal Ben – è importante la partecipazione attiva del paziente alla cura. E in nessun’altra malattia come nel diabete la durata e la qualità della vita cambiano in base a questa partecipazione attiva, al modo in cui il paziente collabora con il medico curante. Conoscere, riconosce, curare, curarsi sono le parole d’ordine contro il diabete».

I numeri del diabete nell’Ulss 3 Serenissima

- 24.789 persone si sono rivolte ai Servizi di Diabetologia dell'Ulss 3 nel solo 2018

- 35.159 persone sono affette da diabete mellito nel territorio dell'Ulss 3 Serenissima

- La prevalenza, cioè il numero totale di casi per 100 abitanti, è del 5,4% (+70% rispetto a 10 anni fa)

- Tra i pazienti, il 53% sono femmine e il 47% maschi

- Il 60% delle persone affette da diabete mellito ha un’età pari o superiore a 65 anni; ma circa 12000 soggetti sono nel pieno dell’età lavorativa

- Nel territorio dell’Ulss 3 si stima esistano circa cinquemila persone affette da diabete mellito non diagnosticato (diabete “misconosciuto”), che pertanto non accedono ai trattamenti specifici

- Il tasso di ricovero ospedaliero nei diabetici è quasi il doppio rispetto ai non diabetici: 354 contro 184 per mille persone/anno

- Il numero medio annuo di ricoveri nei diabetici è pari a 1,8 rispetto a 1,2 nei non diabetici

- La degenza media in ospedale è superiore nei diabetici di circa un giorno e mezzo: 13,3 giorni contro 11,9.

Il “decalogo salvavita” per i malati di diabete

1.       Quando la malattia è scoperta, considera di doverla combattere con la stessa energia che metteresti se fosse un tumore. Per i tumori a volte non c’è cura ma per il diabete la cura c’è.

2.       Anche se non senti alcun disturbo, la malattia esiste e va fronteggiata con molto impegno, proprio per evitare che i disturbi compaiano. Fronteggiarla significa dominarla.

3.       Prendi sempre tutte le medicine che ti sono state prescritte nei modi e nei tempi giusti. Non credere mai ai ciarlatani che ti propongono cure alternative. C’è chi è morto per aver creduto e per aver sospeso l’insulina.

4.       Misura la glicemia a casa come ti è stato insegnato (non sempre solo nello stesso momento della giornata!), registrane il valore e porta il diario delle glicemie e anche il tuo glucometro quando vai alla visita. Impara a sfruttare quello che misuri per capire l’effetto degli alimenti, dell’attività fisica, dello stress, delle malattie intercorrenti, dei farmaci.

5.       Fai attenzione all’alimentazione: non c’è nulla di assolutamente vietato ma mangia con intelligenza. Basta poco per farlo. Non accorciarti la vita per eccesso di cibo: è sciocco e assurdo.

6.       Cerca di essere quanto più attivo possibile, anche solo facendo una passeggiata di una mezz’ora ogni giorno. Anche in casa ogni tanto fai qualche passo, senza stare seduto troppo a lungo.

7.       Presta la massima attenzioni ai piedi: da piccoli problemi possono nascere grandi problemi. Non cercare di curarti i piedi da solo e avvisa sempre chi ti cura i piedi che hai il diabete per farlo stare ancora più attento.

8.       Non saltare mai gli esami d laboratorio: l’emoglobina glicata va fatta almeno due volte all’anno e alcuni altri esami (es. colesterolo, creatinina, microalbuminuria) vanno fatti almeno una volta all’anno. Saltare gli esami non permette di capire se la cura che stai facendo va bene.

9.       Ricordati dei controlli periodici:

-  visita oculistica (ogni 1-2 anni)

-  elettrocardiogramma (ogni 1-2 anni)

-  ecodoppler delle carotidi

e tutti gli altri che ti prescrive chi ti cura.

10.   Fatti curare sempre, oltre che dal tuo medico di famiglia, anche in un centro diabetologico: la malattia è molto complessa e deve essere gestita anche dalle persone più esperte e con le cure più moderne. Solo nei centri di diabetologia possono essere prescritti tutti i farmaci nuovi e le nuove tecnologie. Le persone che vengono curate nei centri vivono più a lungo.

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