Centri trasfusionali "in difficoltà", Avis: "I medici in fuga dal pubblico al privato"

La denuncia in una conferenza stampa di giovedì: "Nei prossimi 5 anni lasceranno il Servizio Sanitario Regionale, per motivi anagrafici, molti professionisti determinando un saldo negativo"

Non si ferma l’esodo verso il privato dei medici in Veneto. A sostenerlo sono Avis regionale e il sindacato dei dirigenti medici Anaao Assomed Veneto, che lo hanno denunciato in una conferenza stampa giovedì, a Mestre.

"Nella nostra regione la scarsità di medici e personale sanitario, nei Centri trasfusionali degli ospedali pubblici, sta mettendo in crisi l’intero sistema sangue e la generosità di migliaia di veneti. Sono all’ordine giorno, infatti, le lamentele e le segnalazioni negative da parte di donatori, dirigenti Avis e professionisti del settore. Le riduzioni di orari e di personale, le lunghe attese per la refertazione degli esami e per donare, ma anche l’aumento delle responsabilità per i pochi medici rimasti, stanno minando la tenuta dell’intero sistema trasfusionale. Lo stesso accade praticamente in tutte le altre discipline sanitarie, dove si assiste a un preoccupante fenomeno di “fuga” dei medici dal pubblico al privato. 

Concorsi deserti

“In Veneto, in questi ultimi mesi - dichiara il dottor Adriano Benazzato, segretario regionale Anaao Assomed - sono passati dal pubblico al privato oltre 50 medici, altri sono andati in pensione senza essere sostituiti, pochi hanno partecipato ai concorsi pubblici (alcuni andati deserti). Nei prossimi cinque anni lasceranno il Servizio Sanitario Regionale, per motivi anagrafici, molti dirigenti medici determinando un saldo negativo di circa 1.000 medici al 2022”. Il settore trasfusionale, inoltre, secondo un’inchiesta del periodico di Avis regionale Dono&Vita, a firma del direttore Beppe Castellano, apre uno scenario molto preoccupante. “Nel giro di un anno sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, in Veneto, sei concorsi pubblici per titoli ed esami rivolti ad aspiranti dirigenti medici di medicina trasfusionale - si legge - 3 o 4 soltanto offrivano contratti a tempo indeterminato e quindi una certa sicurezza professionale e un futuro a chi avesse scelto di impegnarsi in un settore molto delicato e in continua evoluzione”. 

Una specialità senza specializzazione

“Quella del medico trasfusionista è una specialità medica su cui si basa tutta la sanità pubblica - spiega il presidente di Avis Veneto, Giorgio Brunello - nonostante ciò è ormai numericamente al minimo storico, con conseguente riduzione di orari nei Centri trasfusionali dove donano i nostri donatori, proprio in tempi in cui, invece, le donazioni dovrebbero essere il più possibile incrementate perché continuano a calare. E si sa, senza sangue, la sanità si ferma”. Tra l’altro, la medicina trasfusionale non è neppure riconosciuta come scuola di specializzazione nelle facoltà di medicina. “In pochi scelgono di diventare medici immunoematologi, perché l’impressione è che si stia tornando al passato, quando i Centri di raccolta del sangue erano nei sottoscala - afferma ancora Brunello - mentre la complessità odierna della Medicina trasfusionale imporrebbe tutt’altra considerazione”.

Servizio sanitario 'in pessima salute'

L’inchiesta di Dono&Vita, che ha una diffusione di oltre 100mila copie in Veneto e in Italia, affronta anche il problema più generale. Un allarme periodico, negli ultimi anni, da parte dei sindacati dei medici che il più delle volte è passato sotto silenzio. “Dopo 40 anni dalla sua istituzione, il Servizio sanitario nazionale versa in pessima salute, e la prognosi rimane riservata - aveva scritto Anaao Assomed al nuovo Governo. “D’altra parte una strategia complessiva di ridimensionamento dell’intervento pubblico e del ruolo e del numero dei medici, produce un peggioramento senza precedenti delle loro condizioni di lavoro, fino a spingerli alla fuga dagli ospedali, e rende sempre più difficile e ineguale l’accesso dei cittadini ai servizi”. 

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Fuga all'estero

Sempre più medici specialisti italiani fuggono all’estero per non tornare più. Generalmente sono i più capaci e promettenti che potrebbero far crescere la qualità della Sanità italiana, oppure quelli che con anni di esperienza potrebbero trasferire quest’ultima alle nuove generazioni. Secondo i dati del Ministero della Salute, riportati nell’inchiesta, nel 2009 avevano chiesto la documentazione per esercitare all’estero 396 professionisti, nel 2014 erano già 2.363 (+600%), mentre l’età media dei medici italiani è sempre più alta. Avis regionale Veneto e Anaao Assomed Veneto hanno perciò deciso di far sentire insieme la loro voce. 

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