Gpl Chioggia, Comune al Mise: «Troppe difformità». Costa: «Il progetto è adeguato»

L'amministrazione contesta le dimensioni della struttura sopra i serbatoi, l'ingombro delle autobotti e il palazzo degli uffici. Per la società «l'impianto in costruzione è quello autorizzato»

Foto: Manifestazione contro il Gpl a Chioggia, immagine d'archivio

Il Comune di Chioggia prosegue nella contestazione dell'impianto gpl di via Maestri del Lavoro, chiedendo la convocazione di una nuova conferenza dei servizi al ministero dello Sviluppo, dopo aver presentato una lista di «difformità riscontrate rispetto al progetto autorizzato con decreto interministeriale del maggio 2015, per cui il settore urbanistica ha aperto un procedimento per abuso edilizio a maggio 2018».

Le misure

L'amministrazione punta l'indice contro «la dimensione della struttura a tronco di piramide che sovrasta i serbatoi di gpl: ha una base più grande rispetto alle misure consentite». Lo stesso varrebbe per «la collocazione delle basi di carico delle autobotti e il loro ingombro massimo, superiore al dovuto. Infine, «la palazzina uffici e servizi differisce per la posizione del sedime e le dimensioni in pianta».

«Gli uffici dei controlli edilizi si sono subito attivati per capire se queste variazioni siano compatibili con il progetto originario – commenta il vicesindaco Marco Veronese – ci sono differenze per esempio sulle dimensioni del sarcofago, che sono legate alla quantità di gpl stoccato. Inoltre l'impianto non è conforme con il piano regolatore del porto, come ha rilevato la capitaneria di porto di Chioggia. Con questa lettera chiediamo di esaminare la legittimità e l'opportunità dell'opera in costruzione».

La società

«In relazione alle “presunte difformità” riscontrate - scrive Costa Bioenergie - ribadiamo che il progetto che la società sta realizzando è esclusivamente quello autorizzato dal decreto ministeriale del 2015. Il Comune continua a operare le proprie valutazioni su un elaborato diverso dal progetto definitivo approvato in sede ministeriale, poiché nel corso del procedimento l’iniziale progetto ha subito naturali modifiche ed evoluzioni».

Le autorizzazioni

«Nel ribadire che - prosegue Costa - come chiarito anche dal Tar del Veneto con la sentenza del 2018, l’autorizzazione interministeriale di costruzione ed esercizio del deposito “sostituisce anche ai fini urbanistici ed edilizi ogni altra autorizzazione, concessione, approvazione”, si ricorda che la legge dal 2004 stabilisce che per un’opera strategica già munita d’autorizzazione, cioè quella del 2015, non occorre alcun altro titolo edilizio o paesaggistico per effettuare adeguamenti di dettaglio, che non alterano le caratteristiche fondamentali dell’insediamento approvato».
 

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