Dal web alle azioni concrete, i commercianti si organizzano per superare la crisi

Una delle categorie più colpite dalla diffusione del coronavirus a Venezia propone diversi piani d'azione per risollevarsi dal punto di vista economico e tornare alla normalità

I commercianti veneziani vogliono farsi sentire ma ancora di più vogliono risolvere il blocco economico. Questa categoria, infatti, ha dovuto affrontare diverse problematiche da quando il coronavirus ha cambiato radicalmente quella che fino a poco tempo prima della sua diffusione veniva data per scontata come normalità. Ma la normalità è labile e relativa e basta poco perché venga rimpiazzata dal suo esatto opposto fino a portare all'impossibilità di programmare, schematizzare e avere tutto sotto controllo. Questo è quello che sta accadendo ora a Venezia, una città anomala di per sé ma che nella sua anormalità aveva un suo equilibrio. Rotto questo, cosa si fa? Senza turisti a chi si vende? Senza stranieri, chi rimane? Se si ha paura chi viaggia? Chi va a mangiare fuori? Chi chiama un taxi? Chi si fa un giro in gondola? Nessuno, o pochi. Allora cosa si fa? Non può bloccarsi tutto, i commercianti non ci stanno e neanche i veneziani, per questo, in tanti, si stanno muovendo per raccogliere idee e proporre azioni concrete per risollevare l'economia cittadina. Tra gruppi Facebook, associazioni, sindacati le iniziative e le richieste dei commercianti e degli artigiani della città sono tante e varie e vogliono arrivare ai rappresentanti del comune e del governo. Eccone alcune.

Il gruppo Facebook

È nato tutto da una lettera aperta alle istituzioni scritta da un piccolo gruppo di commercianti veneziani ma quelle che una volta erano le firme di adesione al giorno d'oggi sono diventate iscrizioni a un gruppo Facebook. In pochi giorni, così, quello che è stato chiamato "Negozianti Artigiani & P.iva Veneto tutti insieme per cambiare" è arrivato a oltre 3000 adesioni da parte di esercenti di diversi settori. A mettersi davanti per fondare il gruppo e diventarne, di conseguenza, portavoce è stato un giovane commerciante di bigiotteria artigianale di vetro di Murano in Campo Santi Filippo e Giacomo che ha raccolto le richieste dei suoi colleghi e ha scelto di rivolgersi, a nome di tutti, al comune di Venezia per chiedere un aiuto per superare le difficoltà che tutti gli esercenti del centro storico e del Veneto si trovano a fronteggiare. Domenica 8 marzo è previsto, inoltre, l'incontro con il sottosegretario del Ministero dell'Economia e delle Finanze Pier Paolo Baretta per far arrivare la propria voce anche al governo italiano.

Le richieste 

  • Inserire Venezia nel provvedimento delle zone rosse approvato dal CDM;
  • Sospendere il pagamento dei canoni di locazione di tutte le attività economiche legate al turismo
  • Sospendere il pagamento delle imposte dirette e indirette, delle utenze e di tutte le parcelle legate all'esercizio di queste attività
  • Inserire in cassa integrazione i dipendenti e lavoratori autonomi di attività economiche legate al turismo
  • Costituire un tavolo permanente con i rappresentanti di tutte le realtà economiche

L'opinione pubblica 

L'opinione pubblica su queste richieste oscilla tra chi pensa siano corrette e chi crede non siano attuabili e andrebbero pensate con più concretezza e da esponenti più qualificati. Si propone un blocco dell'Iva e, al posto della cassa integrazione, un diretto passaggio alla disoccupazione. Si richiede una collaborazione con i proprietari delle locazioni per venirsi incontro sul pagamento degli affitti da sempre altissimi a Venezia, si propone un "sacrificarsi" comune per il beneficio di tutti, ma soprattutto, si richiedono soluzioni veloci, meno allarmismo e una maggiore comunicazione sulla gravità della situazione dei commercianti veneziani perché la maggior parte delle attività cittadine rischia di chiudere e non riprendersi dalla crisi né in breve, né in lungo termine. 

A fare paura, inoltre, sono i tre mesi in meno di durata della Biennale di Architettura 2020 che, spostata a fine agosto (29 agosto-29 novembre), accentuerà ancora di più la crisi economica della città. 

«Siamo tutti qua per niente, abbiamo degli incassi che sono ridicoli, tutti si giocano le ferie ma queste cose hanno un limite, non puoi andare avanti così tutto l'anno - commenta il titolare di un ristorante in Via Garibaldi - siamo in attesa che ci sia una soluzione ma è l'ignoto a preoccuparci. Hanno spostato la Biennale ad agosto e, va bene, ci adatteremo, lavoreremo di meno ma questo avrà delle grosse ripercussioni». 

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Il "Pacchetto Italia" agli Italiani 

Una soluzione alla crisi del turismo veneziano e italiano in generale viene, invece, da Venessia.com che propone il cosiddetto "Pacchetto Italia" agli italiani: ovvero l'invito agli stessi italiani a trascorrere le vacanze nel proprio Paese, rinunciando a viaggi all'estero e spendendo soldi in ristoranti, bar e hotel italiani. E se fossimo noi stessi, per una volta, a usufruire del "pacchetto Italia" che gli stranieri amano tanto? E  se fossimo noi stessi, per una volta, a salvare il turismo italiano?

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