Acquisti di Natale: «Poca fiducia, molto e-commerce. Bene i negozi in centro» VD

Presentata venerdì l'indagine di Confesercenti: «Più di 700 milioni di tredicesime nel Veneziano, solo 284 verranno spesi per regali, gastronomia e viaggi. Gli altri andranno in canoni, assicurazioni e imposte»

Foto: presentazione dell'indagine venerdì a Mestre

Si avvicina il Natale e anche la corsa ai regali. Più che di corsa dovremmo parlare di passeggiata però, stando a quanto emerso dai risultati dell'indagine presentata venerdì da Confesercenti a Mestre. «Nonostante l’arrivo della tredicesima, nella Città metropolitana non si avverte particolare entusiasmo. Sono 708 i milioni in più nella busta paga di dicembre, per molti pensionati e lavoratori del Veneziano. Di questi però - spiega Maurizio Franceschi di Confesercenti - solo 284 milioni andranno in acquisti per le feste: giocattoli, gastronomia e abbigliamento tradizionalmente. Per la maggior parte i soldi saranno impiegati per pagare imposte, canoni, mutui». Colpa dell'e-commerce? Secondo Confesercenti in parte sì, ma solo in piccolissima percentuale sul totale delle risorse investite dai cittadini. Una quota che tra l'altro va principalmente a scapito dei centri commerciali. Mentre i negozi in centro tengono. Più degli scorsi anni infine si avverte l’impatto del Black Friday, che ha convinto molti consumatori ad anticipare i regali approfittando di sconti e promozioni.

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Campione

L’indagine è stata svolta tra l'8 e il 13 dicembre a Mestre ed è stata condotta con questionario somministrato (face to face). Ha riguardato un campione casuale semplice (senza ripetizione) di 225 persone maggiorenni (il 32% uomini, il 68 % donne). 

Tredicesime 

Il totale delle tredicesime è il risultato di un procedimento di stima. Considerato il numero di occupati dipendenti (Istat) di circa 305.000 unità e il numero di pensioni erogate pari a 240.000 (Inps), si può calcolare un ammontare netto delle tredicesime pari a oltre 708 milioni di euro (228 milioni da pensioni e 480 milioni da stipendi). Prevedendo che circa il 60% circa della mensilità aggiuntiva sia dedicato al pagamento di imposte, assicurazioni, canoni vari e risparmio, possiamo stimare che l’ammontare delle tredicesime disponibili per le spese natalizie sia di circa 284 milioni di euro.

Fiducia in calo

La fiducia dei consumatori, pur riflettendo un quadro complessivamente stabile, presenta una dinamica negativa a causa dal deterioramento delle aspettative sulla situazione economica dell’Italia e un marcato peggioramento delle attese sul lavoro. La speranza rimane un sentimento diffuso (solo 1,13 % in meno rispetto al 2017), ma diminuisce l’ottimismo e l’attesa di un “rilancio” (-3,51% rispetto al 2017). Aumenta decisamente la sensazione di difficoltà (di quasi il 20%) compensata da una riduzione del numero degli incerti. Particolarmente scoraggiati appaiono gli over 54, ma la percezione di un complessivo peggioramento economico attraversa tutti gli intervistati. Lo dimostra il fatto che per quasi il 40% del campione, una buona fetta di italiani sarà costretta a contenere le spese o, addirittura, a fare vere rinunce (la somma delle due indicazioni è 38,66%  è in aumento del 6,9% rispetto al 2017). Cala drasticamente la percentuale di intervistati che vede gli italiani più disponibili a consumare (-21,43% rispetto all’anno precedente) mentre aumenta quella che intravede un andamento stabile (+ 11,06%).

Sicurezza e lavoro

Tra i cittadini cala la preoccupazione per il binomio sicurezza e immigrazione, che l’anno scorso superava il 50% (oggi al 17,34%), mentre aumenta il sentimento di precarietà in tema dello sviluppo economico (+18,45%) e occupazione (+ 15,46). Se conteggiamo anche la situazione internazionale (nel 2017 era assente) il macrosettore economia e lavoro preoccupa, nel suo complesso, oltre il 65% degli intervistati. La cautela legata al peggioramento dei conti pubblici, agli effetti della speculazione finanziaria e gli avvenimenti internazionali, anche se mitigata da situazioni personali soddisfacenti, ha comunque evidenti conseguenze sulla propensione alla spesa e sull'attenzione ai prezzi.

Il Natale è famiglia

Il Natale è da sempre una festa da passare in famiglia (appena - 1,57% rispetto al 2017), seguita dall’importanza religiosa della ricorrenza (+ 1,96%).  
Stabile anche la percentuale di chi ci vede una pura occasione commerciale (-0,39%) e chi, sotto l’albero, prova la sensazione di tornare bambino (+1,26%). Un festa insomma ben più intima e lontana dagli eccessi consumistici degli anni precedenti la crisi.

Cosa si compra

La mensilità aggiuntiva andrà destinata per il 18,67% alle spese obbligate e per il 28% al risparmio Solo il 24% impiega la maggior parte della sua tredicesima per i regali natalizi  (+1,65%). I regali si scelgono con maggior cura, cercando di spendere un po’ meno. La tendenza al risparmio è confermata dal fatto che, nonostante la spesa per regali si concentri nella fascia tra i 100 e i 200 euro pro capite (34,6%), si nota una discreta diminuzione nella fascia di spesa superiore, e un aumento altrettanto sensibile in quella inferiore. La media, del tutto indicativa, si aggira tra i 190 e i 210 euro. I prodotti più gettonati per fare regali: giocattoli, libri e abbigliamento (prevalentemente accessori), e soprattutto prodotti enogastronomici che restano tra i preferiti. Gli articoli tecnologici appaiono fortemente limitati dalla vicinanza con il Cyber Monday (il lunedì cibernetico che segue il Black Fiday).

Mercatini

La moda dei mercatini natalizi non tramonta. Nonostante il numero di bancarelle che invadono i centri città si moltiplichi resta infatti superiore al 50% la percentuale di consumatori che continuano a frequentarle. Risulta evidentemente vincente l’opportunità di passare una giornata piacevole e fare acquisti in un ambiente diverso dall’offerta standardizzata dei centri commerciali. I tradizionali mercatini così come i negozi di vicinato si conquistano quindi il loro spazio nella competizione tra forme distributive. Il consumatore nella sua caccia al regalo “giusto” è del resto cresciuto in mobilità e razionalità e spazia senza limiti dal centro commerciale alla piccola bottega cittadina.

I negozi del centro

Nel corso degli ultimi anni, accanto a una accresciuta sensibilità nei confronti dell’inquinamento e dei problemi legati alla viabilità o al degrado urbano, è stata la stessa recessione economica a spingere verso il recupero dei centri cittadini. In molte città si sono avviate azioni e strategie di “back to city”, che riconoscono alle attività del commercio tradizionale un ruolo fondamentale per il mantenimento di un carattere urbano e identitario. Questo atteggiamento riguarda anche l’e-commerce che, anche se appare in crescita costante (+2,3), non rappresenta affatto la crisi del negozio fisico che resta entità di riferimento nella geografia sociale, non solo per gli acquisti, ma anche per le relazioni che in esso e attorno ad esso si sviluppano nelle città. I rapporti di forza tra centri commerciali (+2,55%) e “sistema città” rimangono in equilibrio grazie alla leggera crescita del commercio su area pubblica (+2,3) che compensa il calo dei negozi del centro (-0,86%). 

e-commerce

L'e-commerce, ovvero gli acquisti su internet, stanno condizionando e modificando il nostro modo di comprare? Questo è innegabile, spiega il vicedirettore Confesercenti Venezia, Michele Lacchin. «In mancanza di corrette informazioni, insegna l'economia, si possono generare delle deformazioni nei mercati. Specie se l'acquirente non conosce i meccanismi che portano al notevole calo dei prezzi dei beni comprati in rete. C'è quindi una questione di 'mancata gestione' del fenomeno - precisa Lacchin - che, anche se ancora non così pronunciato nel nostro paese, non è misurabile, specialmente nel suo impatto territoriale, urbanistico, infrastrutturale. La logistica su vasta scala finisce per imporre dei costi, che si traducono in costi di produzione, di servizio, o di sistema. Questo significa che c'è sempre qualcuno o qualcosa che finisce, magari inconsapevolmente, per pagare questi costi».
 

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