Sciopero Kelemata a Martellago, l'azienda: «Troveremo un accordo sugli esuberi»

Ai cancelli a braccia incrociate gli addetti di tutti i comparti, contro la richiesta di un nuovo anno di solidarietà per le lavoratrici e i lavoratori. Lunedì 10 dicembre nuovo incontro in Regione

Un marchio simbolo del Veneziano che rischia di essere cancellato, la Kelemata di Martellago, ditta produttrice di cosmetici e detergenti, presenti in vari punti vendita in tutto il Pese. Anni di crisi, le difficoltà economiche, gli ammortizzatori sociali per i lavoratori. Circa un mese fa il cambio di direzione con il comando dell'azienda affidato al dottor Fabio Montoli. Ma i nodi con addetti e sindacati vengono presto al pettine. Lunedì prossimo nuovo incontro in Regione. Fiduciosa la direzione: «Troveremo un accordo e lo concretizzeremo lunedì anche per quanto riguarda gli esuberi».

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Piano industriale

Ad accendere la miccia della protesta, con lo sciopero di martedì 4 dicembre davanti ai cancelli della fabbrica, la prospettiva per i dipendenti di un altro anno in contratto di solidarietà, con orario e stipendio ridotto per dare la possibilità a tutti i lavoratori di prestare servizio a rotazione. Le sigle Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil di Venezia, dopo un confronto con i vertici Kelemata in via della Costituzione, hanno l'impressione che sotto l'albero non arriverà nulla di concreto. Ci sono delle buone idee, si discute di marketing, di prodotti innovativi, di nuove fasce di mercato ma, spiegano i sindacati, «al momento di mettere nero su bianco un piano industriale con proposte e tempistiche definite, l'azienda non presenta nulla».

Il sindaco

Il primo cittadino di Martellago Andrea Saccarola ha incontrato qualche giorno fa la direzione, con l'obiettivo di delineare meglio la situazione che si è venuta a creare in città. «Teniamo a questa azienda, è un marchio storico - spiega il primo cittadino -, ma comprendiamo anche la fase di difficoltà economica che la ditta sta attraversando. Venerdì incontrerò i sindacati. Sono dispiaciuto per quello che sta succedendo ai lavoratori, per questo mi auguro che le parti riescano a trovare al più presto una soluzione vantaggiosa per tutti, e per la crescita del territorio».

L'appello

Poco prima dell'incontro in Regione a Venezia, un tavolo istituzionale indetto martedì, che dovrebbe portare a un riavvicinamento la società e i dipendenti Kelemata, le sigle Filctem, Femca e Uiltec lanciano un appello: «Valga per la Kelemata la politica che una nota ditta di panettoni e pandori del Veronese sta portando avanti da anni nel periodo natalizio, a causa della crisi. Chiediamo ai consumatori di privilegiare, negli acquisti di Natale, i prodotti con questo marchio. Così si contribuirà a tenere in piedi l'azienda e il lavoro di questo stabilimento».

La Regione

Si è riunita l'unità regionale di crisi in merito alla vertenza Kelemata e lo sciopero dei 55 dipendenti del sito produttivo di Martellago, martedì. L’azienda chimico-farmaceutica torinese ha a Martellago il suo unico sito produttivo in Italia. L’incontro, richiesto dalle rappresentanze sindacali, è stato giudicato positivamente dalle parti, in considerazione delle affermazioni della proprietà, che ha ribadito il valore strategico dello stabilimento e ha prospettato l’intenzione di investire. «Azienda e sindacati hanno condiviso - scrive la Regione - come richiesto dalle organizzazioni sindacali, la volontà di intraprendere un percorso di stretto confronto finalizzato al superamento delle difficoltà aziendali e utile al rilancio stesso del sito. Le parti hanno anche condiviso l’opportunità di reincontrarsi in Regione lunedì 10 dicembre per formalizzare gli impegni reciprocamente assunti. Il tavolo regionale verrà mantenuto con funzioni di monitoraggio dello stato di avanzamento degli accordi tra le parti, e del piano industriale».

I sindacati

«Abbiamo mosso i primi passi verso il dialogo - affermano i sindacati al termine dell'incontro in Regione nel pomeriggio di martedì -. Il consenso a un altro anno di contratti di solidarietà, come ammortizzatore sociale per far fronte alle difficoltà economiche, resta subordinato a una discussione sulla riduzione del numero degli esuberi, che è di 8 dipendenti. È necessario che si instauri un diverso clima di relazioni industriali e che ci sia maggior ascolto delle esigenze dei reparti. Al piano industriale va aggiunto un impegno a recuperare le attività che sono state portate fuori dallo stabilimento, come quelle di magazzino, che secondo noi vanno fatte rientrare e vanno riorganizzate. Ci sia dunque un maggior impegno della società, a fronte della richiesta di un nuovo anno di sacrifici per i lavoratori e le lavoratrici».

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