Litorale veneto divorato dal maltempo: «Ripascimenti? La soluzione sono le dune»

«Strutture rigide a mare risolvono il problema a monte, ma a valle lo peggiorano» afferma Gabriella Buffa professoressa di Botanica all’Università Ca’ Foscari Venezia

La notte del 12 novembre, mentre Venezia veniva sommersa, il litorale veneto subiva una violenta mareggiata. La forza del mare ha divorato spiagge capaci di attrarre milioni di turisti nella stagione estiva. L’acqua è riuscita a penetrare nell’entroterra sfruttando i varchi tra le dune. «Ancora una volta siamo alla conta dei danni», afferma Gabriella Buffa, professoressa di Botanica all’Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del progetto Life Redune, dedicato proprio alla ricostruzione delle dune del litorale.

Perchè le dune

Con la mareggiata si ripropone, infatti, il dilemma su come intervenire. Si parla di opere di difesa e ripascimenti. «Strutture rigide a mare risolvono il problema a monte, ma a valle lo peggiorano – spiega la scienziata - I ripascimenti, che già abbiamo sperimentato, sono solo un intonaco, che deve essere applicato più e più volte, e a caro prezzo. Non rimuovono il problema, trattano i sintomi». La sensibilità di amministrazioni, operatori e cittadini, però, sta cambiando, come testimonia Gabriella Buffa: «Per la prima volta si stanno prendendo in considerazione le dune come sistemi naturali di difesa costiera nonostante da anni la comunità scientifica abbia riconosciuto e dimostrato la straordinaria importanza delle dune come elemento di mitigazione naturale del rischio costiero, che si tratti di erosione o, come in questo caso, di allagamento». Il momento migliore per intervenire è proprio questo, dall’autunno alla primavera. «Se i progetti fossero approvati velocemente, potremmo avere le nuove dune per la prossima estate» è l’auspicio della scienziata.

Urgente agire e pianificare

Le sperimentazioni del progetto in Veneto confermano che questa strategia richiede tempo,  pianificazione e politiche sostenibili. Le piante hanno bisogno del tempo per crescere ed esercitare efficacemente la loro funzione di edificatrici e consolidatrici delle dune: “Se si analizzano i dati storici delle mareggiate, si può osservare una certa ciclicità temporale degli eventi più importanti, ma i cicli si stanno accorciando. Significa che abbiamo poco tempo, dobbiamo partire subito! Pianificare significa decidere non solo di come e dove costruire nuove dune o rinforzare le esistenti, ma anche del loro mantenimento nel tempo – continua - È necessario pianificare gli accessi al mare. Molti hanno notato come in corrispondenza delle interruzioni delle dune, l’acqua non trovando ostacoli sia penetrata anche per centinaia di metri. Dove le dune vengono interrotte, perdono la capacità di proteggerci. Se osserviamo i nostri litorali dall’alto si vede un intreccio di percorsi che la gente crea per recarsi alla spiaggia senza utilizzare gli accessi attrezzati, talvolta per un malaugurato senso di avventura, talvolta solo per pigrizia. Ma il calpestio prolungato indebolisce le piante. E senza le piante, le dune diventano dei semplici accumuli di sabbia destinati ad essere spazzati via dal vento o dalle onde”.

Luoghi comuni

La docente cafoscarina sfata anche un luogo comune: «Piante, alghe e tronchi spiaggiati non sono rifiuti. Oltre ad essere un aggravio economico, la totale asportazione meccanica del materiale biologico sottrae alla spiaggia e alle dune un elemento vitale. La rimozione di piante, alghe e tronchi provoca un vero e proprio danno fisico e biologico alla spiaggia e alle dune, sottraendo una riserva di nutrienti per le piante ed esponendo la linea di costa a un maggiore rischio di erosione e desertificazione. Il terzo aspetto, forse il più importante, - conclude - è la necessità di avviare un percorso che porti ad integrare la sostenibilità ambientale e il valore degli ecosistemi naturali, nella pianificazione locale e nei processi di sviluppo». Infine: «Spiagge e dune sono ambienti molto dinamici, con un’elevata capacità di recupero. Sono il risultato di lenti processi di accumulo della sabbia ad opera del vento e delle piante, i veri ingegneri delle dune. Le piante rallentano il vento e intrappolano la sabbia grazie a fusti e radici, innescando il processo fisico di costituzione delle dune. È proprio questo equilibrio dinamico tra sabbia, vento e piante che fa sì che le dune siano “gli elementi sacrificali” dei sistemi litoranei: in caso di forti mareggiate, vengono parzialmente erose, ma in questo modo smorzano la forza del mare, proteggendo l’entroterra, e cedono nuovamente la sabbia alla spiaggia».

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