Una carriera fulgida fin dagli esordi: a Marta Morazzoni il premio Fondazione Campiello

La scrittrice milanese ritirerà il riconoscimento in occasione della finale della 56^ edizione del Premio, il 15 settembre

Il premio Fondazione Il Campiello 2018 è stato assegnato a Marta Morazzoni. La scrittrice milanese ritirerà il riconoscimento alla carriera in occasione della finale della 56^ edizione del Premio omonimo, in programma sabato 15 settembre al teatro La Fenice di Venezia. Istituito nel 1962 da Confindustria Veneto, il premio viene assegnato dal 2010 ad una rinomata personalità della cultura letteraria italiana contemporanea. Per Matteo Zoppas, presidente della Fondazione, si tratta di "omaggio ad un’autrice che ha assunto un ruolo di rilievo nella letteratura italiana degli ultimi decenni. Già vincitrice di due premi selezione Campiello nel 1988 e nel 1992, nonché del premio Campiello nel 1997, Marta Morazzoni si è sempre contraddistinta per le caratteristiche originali di una scrittura stilisticamente tesa, sorvegliata e introspettiva. Attraverso la consegna di questo premio vogliamo ringraziarla simbolicamente per il suo grande e apprezzato lavoro".

Autrice controcorrente

La popolarità della scrittrice è stata immediata: già la sua prima raccolta di racconti (“La ragazza col turbante”, 1986) ebbe un clamoroso successo di critica e di pubblico. La stessa sorte sperimentarono quasi tutti gli altri suoi libri, tra cui vanno ricordati almeno “L’invenzione della verità” (1988, premio Selezione Campiello), “Casa materna” (1992, premio Selezione Campiello), “Il caso Courrier” (1997, premio Campiello) e il recente “Il fuoco di Jeanne” (2014). "Fin dall’inizio - si legge nella motivazione - si è manifestata sorprendente una cifra peculiare di questa scrittrice, e cioè un’analisi psicologica dei personaggi drappeggiata attorno a vicende apparentemente secondarie, anche in illustri contesti storici, e destinate tuttavia a manifestarsi irrimediabili. La sottile perfidia della narrativa controcorrente di Marta Morazzoni, contraddistinta dal pregio di una sorvegliata ed ellittica sintassi, consiste dunque in una raffinata analisi psicologica che progredisce non già per scavo interiore bensì per accumulo di indizi apparentemente labili: che alla fine costituiscono, nel sistematico convergere delle vicende, la più inesorabile delle condanne". 

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