Medici neolaureati in corsia, i sindacati dichiarano guerra

L'associazione medici dirigenti Anaao impugna la delibera regionale, opposizione dalla Funzione Pubblica Cgil regionale

Medici, archivio

Neolaureati e abilitati, non ancora specializzati. Cinquecento medici, post formazione al polo ospedaliero Ulss di Montecchio Maggiore, possono essere pronti a prestare servizio nei Pronto Soccorso e in Medicina generale e Geriatria degli ospedali di tutto il Veneto, entro ottobre 2019, secondo la Regione. L'annuncio del provvedimento, senza precedenti, è arrivato dal presidente Luca Zaia, il 14 agosto scorso, e ha scatenato, come previsto, le prime dichiarazioni di guerra da parte di alcuni sindacati.

Emulazione

L'associazione dei medici dirigenti Anaao Assomed ha giudicato «inaccettabile, pericoloso e illegittimo il percorso parallelo di formazione che la Regione Veneto intende avviare nei prossimi mesi per 320 medici di Pronto Soccorso e 180 tra geriatri e internisti, finanziato con 25 milioni di euro. Per contrastare questo progetto l’associazione ha dato mandato ai propri avvocati di impugnare le delibere regionali e inviare un esposto-denuncia alla Corte dei Conti. Sebbene finora circoscritta al Veneto – ha dichiarato Carlo Palermo, segretario nazionale Anaao Assomed – riteniamo doveroso bloccare sul nascere questa iniziativa al fine anche di evitare l’emulazione da parte di altre Regioni. Non è questa la soluzione per la grave carenza di specialisti da noi denunciata da anni. Molto meglio sarebbe stato l’utilizzo di queste risorse per incrementare il numero delle borse di specializzazione di competenza regionale».

Scelta «politica»

«Come si può pensare che solamente 92 ore di formazione in aula e due mesi di tutoraggio nei reparti possano essere equiparabili e sostitutivi di un corso di formazione specialistica in medicina d'urgenza, geriatria o medicina interna che durano 4 o 5 anni e richiedono migliaia di ore di formazione in aula e migliaia di ore di tutoraggio? - Si chiede Palermo -. Come si può pensare di inviare poi questi colleghi allo sbaraglio in "prima linea" nei reparti che accolgono pazienti acuti e nei Pronto Soccorso, anche limitatamente ai codici bianchi e verdi dove serve esperienza clinica consolidata per saper distinguere, per esempio, una gastrite acuta da un infarto cardiaco inferiore? Una scelta politica e tecnica incosciente e inaccettabile».

Qualità e responsabilità

«In gioco è la qualità dei servizi ai cittadini, che non saranno più assistiti da professionisti adeguatamente formati, e quella del lavoro dei medici specializzati - affermano il segretario regionale Fp Cgil Veneto Daniele Giordano, assieme a Giovanni Migliorini, Tiberio Monari e Valeria Sartori della Fp Cgil Medici -. Oltre ad affrontare i carichi di lavoro dovranno anche improvvisarsi tutor e assumersi la responsabilità delle scelte cliniche dei colleghi non specializzati che non risponderanno più alla governance dell'azienda, impegnata a salvarsi dai ricorsi. Quale assicurazione li tutelerà per i danni ai pazienti? Oltre ai medici manca un piano sanitario regionale adeguato - concludono i rappresentanti -. È indispensabile rivedere il modello di assistenza messo in campo con la legge regionale del 2015 per prevenire l'affollamento nei Pronto Soccorso e riformare la Medicina generale. Anziché inventare soluzioni partiamo da una riorganizzazione dell'intero sistema».

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