Mose ancora nel mirino della Corte dei conti: "Soldi usati per gli stipendi e non per i lavori"

Questa la contestazione di un pool voluto dall'Anac per monitorare l'uso dei fondi per la grande opera. In ballo 55 milioni di euro. L'ha dichiarato il governo venerdì alla Camera

Il Mose finisce ancora una volta sotto il faro della Corte dei conti. Nel mirino stavolta ci sono degli stanziamenti che, secondo un pool di esperti nato su iniziativa dell'Anac, l'Autorità nazionale anticorruzione, non sarebbero stati utilizzati in maniera "coerente". Si parla soprattutto di 55 milioni di euro (di cui 37 dopo il 2015, quando il Consorzio Venezia Nuova venne commissariato) che sarebbero stati usati per salvaguardare l'occupazione e non portare i libri in Tribunale. Si sarebbero pagati gli stipendi a discapito dei lavori.

Risposta del governo a Pellicani

La novità, come riportano i quotidiani locali, è emersa venerdì in occasione della risposta del Ministero delle Infrastrutture all'interpellanza urgente presentata dall'onorevole Pd Nicola Pellicani sullo stato d'avanzamento dell'opera. A leggere la nota a Montecitorio è stato il sottosegretario alla Infrastrutture pentastellato Michele Dell'Orco, compagno di partito del ministro Danilo Toninelli. Non è un fatto secondario, dunque, che in quella nota si sia dichiarato che "il Mose si concluderà". Intento tutt'altro che scontato dopo l'avvento dell'esecutivo gialloverde: "I lavori sono ultimati al 93%", è stato spiegato. Il problema è che da tempo i cantieri sono fermi, oramai da quasi un anno. Sarebbero in opera solo attività marginali e di conseguenza del 2021 potrebbe diventare un miraggio, anche se i lavori sarebbero già interamente finanziati. La relazione con l'allerta alla Corte dei conti è stato il frutto del lavoro di un gruppo di esperti del Ministero delle Infrastrutture, dell'Anac e della Prefettura di Roma, ora la palla passa ai magistrati contabili.

"Rischio più grande incompiuta d'Europa"

"Il Consorzio Venezia Nuova avrebbe impropriamente utilizzato risorse destinate all'avanzamento dei lavori per coprire debiti pregressi - ha commentato l'onorevole Pellicani - Bisogna fare piena luce su questo punto che va ricondotto al contenzioso tra Consorzio e imprese, in particolare con i principali soci del Consorzio stesso, vale a dire Mantovani, Condotte e Grandi Lavori Fincosit. Nella relazione - conclude Pellicani - viene confermata l'intenzione di concludere i lavori, senza però indicare quando riprenderanno i cantieri e quando sarà conclusa l'opera. Insomma il governo del cambiamento, come in tante altre questioni, prende tempo senza dare alcuna certezza su come intende procedere. C'è il rischio concreto - conclude Pellicani - che il cantiere non si chiuda mai e il Mose resti la più grande incompiuta d'Europa".

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