«No alla lingua veneta insegnata ai bambini»

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di VeneziaToday

Lunedì 16 settembre passato la giunta comunale di Musile di Piave al gran completo si è recata all'anagrafe per firmare la petizione che supporta la proposta di legge popolare per il riconoscimento e la valorizzazione della lingua veneta con tanto di siparietto fotografico a uso del social media. Nonostante la nostra associazione non sia contraria a iniziative che tendono a rivalutare e approfondire la tradizione locale e le parlate regionali, siamo dell'opinione che tale iniziativa proposta dai gruppi venetisti molto attivi nella regione veneta sia meramente strumentale ai loro obiettivi, in altre parole l'insegnamento della “lingua veneta” nelle scuole.

Teniamo a ribadire che non siamo a priori contro l'approfondimento del veneto che a detta dei linguisti è considerata una vera e propria lingua composita, in altre parole un insieme di parlate diverse ma con una radice comune come potrebbe essere il romagnolo o qualsiasi altra parlata regionale. Riteniamo l'idea d'insegnarlo ai bambini insensata, a maggior ragione di fronte ad un mondo globalizzato dove i confini sono labili e sarebbe quindi molto più importante rendere i nostri figli pronti alle sfide del mondo, insegnando loro quante più lingue straniere possibili, non dimenticando che il Veneto è la prima regione turistica d'Italia. Altro punto è invece che si vorrebbe, imporre, di fatto, un sacrificio linguistico alla variante idiomatica veneziana quella che in realtà fu la vera e antica lingua veneta a vantaggio di peculiarità e varianti di altre zone della regione per trovare una sorta di unità linguistica che in Veneto non esiste e che non è mai esistita.

Chi abbia un po' di preparazione in merito è a conoscenza che le parlate venete hanno subito per secoli il processo d'espansione della variante veneziana che fu anche lingua letteraria lasciando testimonianze letterarie e a livello di commedia di cui un esempio illustre fu Goldoni. Quindi bocciamo tale proposta che ci lascia perplessi poiché siamo contrari a progetti di codifica della lingua veneta a maggior ragione quando la Serenissima se ne guardò bene e mai ne avvertì l'esigenza di codificarla a tavolino come si vorrebbe fare adesso.

Quindi lanciamo la provocazione e che se proprio si vuole riconoscere una lingua regionale, se proprio deve essere, sia quindi il veneziano che fu in passato una lingua e le altre siano varianti locali e no a una fantomatica lingua creata a tavolino, non ve n'è motivo. Ultimo ma non meno importante ci fa sorridere la tempistica dell'amministrazione comunale musilense nel sostegno a tale iniziativa che è iniziata circa sei mesi addietro e che ha deciso di sostenere pubblicamente solo Lunedì passato a soli quattro giorni dalla scadenza! Ci chiediamo quindi se il ritorno a questi temi identitari non sia forse una pezza usata per coprire la delusione del percorso autonomistico promesso e mai portato a termine?

Presidente: Oliviero Cassarà “Comitato Bandiera Italiana 17 marzo”

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