Approvate in via definitiva le nuove schede ospedaliere

Ridisegnano la dotazione di posti letto, reparti e primariati nel settore pubblico

Ospedale di Dolo, archivio

Approvate martedì in via definitiva in giunta regionale le nuove schede ospedaliere che, sulla base del piano socio-sanitario già in vigore, ridisegnano la dotazione di posti letto, reparti e primariati nel settore pubblico.

Posti letto e primari

Il sistema ospedaliero regionale potrà contare su un totale di 17.990 posti letto contro i 17.861 della precedente programmazione (129 in più), dei quali 14.901 per acuti (compresi 398 da utilizzare per pazienti provenienti da fuori Veneto), e 3.089 per la riabilitazione (compresi 274 per pazienti da fuori Veneto). A questi si aggiungono 2013 posti letto nelle strutture intermedie, pensate per assistere al meglio i pazienti nella fase intermedia tra l’acuzie e il rientro a casa. I primari che guideranno altrettanti reparti saranno 772. I numeri generali sono in sostanziale aumento.

Le condizioni

«Si è cercato e trovato il giusto equilibrio tra i vari fattori che determinano le scelte programmatorie in sanità: le reali necessità della gente, l’evoluzione delle condizioni di salute generali, lo sviluppo delle tecnologie, le normative nazionali non valicabili, le indicazioni e i suggerimenti arrivati dalla quinta commissione e le esigenze e aspirazioni espresse dai territori», sottolinea il presidente della Regione Luca Zaia. Soddisfatta anche l’assessore alla Sanità e Sociale Emanuela Lanzarin, che evidenzia alcune caratteristiche delle nuove schede: «Tengono conto di fattori generali fondamentali come l’aumento delle cronicità e dell’aspettativa di vita, il calo generalizzato in tutta Italia della natalità, l’ingresso di tecniche chirurgiche innovative che hanno diminuito fortemente l’invasività di molti interventi. Tutte le dotazioni assegnate per le aree medica, chirurgica, di terapia intensiva, materno infantile e riabilitativa sono superiori al tasso di occupazione medio degli ultimi 5 anni, il che significa che nessuno che ne abbia bisogno resterà senza il posto letto».

Dati

Nell’area medica nel 2013 i posti letto erano 6.707, nelle nuove schede sono 7.091: il tasso di occupazione reale degli ultimi cinque anni è stato di 6.201. Nell’area chirurgica i posti nel 2013 erano 4.830, sono 4.873 nelle nuove schede: il tasso di occupazione reale è stato di 3.301. Nell’area Terapia intensiva i posti nel 2013 erano 696, sono 717 nelle nuove schede, il tasso di occupazione reale è stato di 520. Nell’area materno infantile, dove è determinante il forte calo generalizzato delle nascite, i posti nel 2013 erano 2.038, sono 1.822 nelle nuove schede: il tasso di occupazione reale è stato di 1.078. Nell’area riabilitativa i posti nel 2013 erano 2.662, sono 2.815 nelle nuove schede: il tasso di occupazione reale è stato di 2.288. Il riequilibrio complessivo dei posti letto rispetto al tasso di occupazione reale vede aumenti nell’area medica (più 384 posti), nell’area riabilitativa (più 153), nell’area chirurgica (più 43), e una diminuzione nell’area materno-infantile, sempre legata al trend delle nascite in forte calo (meno 216).

La popolazione

Alla dotazione di queste schede ha fatto da sfondo anche il quadro evolutivo della popolazione da assistere. Dal 2013 al 2018, la popolazione complessiva è calata dell’1%, le persone con più di 70 anni sono aumentate del 13%, così come del 13% sono calate le nascite. La degenza media in area chirurgica è diminuita del 4%, è inoltre calato del 7% il numero di ricoveri in riabilitazione. Tra il 2013 e il 2017, inoltre, è aumentata del 20% la quota di pazienti veneti che hanno deciso di fare la riabilitazione altrove, motivo per il quale sono stati rafforzati i servizi e i posti letto dell’area specifica.

Le attività

Rispetto all’attività delle aziende sanitarie le schede indicano un “no” alla duplicazione di servizi uguali nello stesso territorio, e una serie di “sì”: sì all’accentramento dei servizi dove esso non influisce su qualità e quantità degli stessi, sì alla possibilità dei direttori generali di organizzare la propria Ulss con l’atto aziendale, sì all’accentramento delle attività di cura per “volumi”, che garantiscono la necessaria esperienza quali-quantitativa degli operatori in ognuna delle specialità, sì alla garanzia di accesso e copertura per le patologie tempo dipendenti, sì alla differenziazione del ruolo degli ospedali nelle reti specialistiche, sì all’attività in collaborazione tra equipe diverse, sì a un ruolo ben definito dei privati accreditati.
 

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