Istituti di pubblica assistenza, il sit in della Uil a Venezia: «Devono restare pubblici»

«La Regione approvi la legge di riforma sugli Ipab e non privilegi le strutture private». È il messaggio lanciato da Uil Veneto durante il presidio di mercoledì mattina a Piazzale Roma

Foto: presidio Uil a Piazzale Roma mercoledì

«Gli Ipab devono restare pubblici, la Regione approvi la legge di riforma e non privilegi le strutture private». È questo il messaggio lanciato da Uil Veneto, Uil Pensionati Veneto e Uil Fpl Veneto durante il presidio organizzato mercoledì mattina a Piazzale Roma. In Veneto ci sono 208 strutture, 111 delle quali pubbliche. Gli utenti sono circa 30mila.

La retta

«La Regione – spiega il segretario generale della Uil Veneto Gerardo Colamarco – eroga la quota sanitaria giornaliera a circa 25mila persone. Vuol dire che migliaia di famiglie devono sobbarcarsi l’intera retta. Le strutture private godono di una tassazione privilegiata (sull’Irap) che penalizza il pubblico. Chiediamo alla Regione di garantire risorse per la formazione dei lavoratori, che devono essere in grado di fornire un servizio professionalmente adeguato agli utenti».

Gli anziani e l'assistenza

«Siamo venuti qui questa mattina – afferma il segretario regionale della Uil Pensionati Veneto Emanuele Ronzoni – per denunciare l’esistenza di un problema sul quale vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica e richiamare l’attenzione. Un problema che riguarda le persone anziane, che sono la maggioranza oggi e che in futuro saranno sempre di più. Persone che hanno lavorato una vita, che hanno contribuito alla realizzazione di un Paese democratico come il nostro. Persone i cui diritti non devono passare in secondo piano: perché non venga calpestata la loro dignità, chiediamo che i costi per la loro assistenza non ricadano più sulle loro famiglie».

Il Pd

«Il Veneto è l’unica regione a non aver ancora disposto la riforma delle Ipab, attesa addirittura dal 2000 - scrive Claudio Sinigaglia, consigliere del Partito Democratico in Veneto -. Il numero e il valore delle impegnative, contributi e valore della quota sanitaria, è fermo dal 2009, salvo il piccolo ritocco deliberato ieri in Quinta commissione. La realtà è che il mancato intervento della Regione ha favorito le strutture private commerciali, le case di riposo costruite dai fondi immobiliari sempre più numerose in Veneto, in barba a qualsiasi programmazione, con conseguenze drammatiche per le famiglie perché i costi sono assolutamente insostenibili. Le Ipab - evidenzia Sinigaglia - non possono andare in passivo, altrimenti vengono commissariate. Già adesso tra bilanci in rosso ed esternalizzazione del personale sono ormai al collasso. Serve con urgenza un intervento normativo della Regione, basta inutili attese».

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