In arrivo la quattordicesima, boccata d'ossigeno per circa 400mila pensionati veneti

La somma aggiuntiva sarà pagata dall'Inps il 2 luglio. Piccola boccata d'ossigeno per gli over 64 che hanno pensioni lorde inferiori ai 1.014,84 euro mensili

Anche questa estate è in arrivo una metaforica boccata d'ossigeno per molti pensionati veneti che potranno contare sulla quattordicesima mensilità introdotta nel 2007 dal governo Prodi e ampliata dall'ultimo governo Renzi durante il tavolo sulla Previdenza fortemente voluto dai sindacati e conclusosi con l’accordo del settembre 2016. Lunedì 2 luglio circa 300mila anziani della nostra regione riceveranno dall'Inps questa somma aggiuntiva utile per far tirare una piccola boccata d'ossigeno agli over 64 che hanno pensioni lorde inferiori ai 1.014,84 euro mensili, corrispondenti a due volte la pensione minima (507,42 euro lordi nel 2018 contro i 501,89 euro dell'anno precedente). In pratica la quattordicesima arriverà a un pensionato ogni quattro.

Istituita nel 2007

La somma aggiuntiva per i pensionati, come detto, è stata istituita già nel 2007 ma fino allo scorso anno riguardava in Veneto poco meno di 200 mila ultra sessantaquattrenni con assegni previdenziali non superiori a una volta e mezza la pensione minima, quindi non superiori a (circa) 750 euro lordi al mese. Grazie all’accordo coi sindacati del 2016, la loro quattordicesima è stata aumentata del 30% e, a seconda degli anni di contributi versati, questi pensionati riceveranno somme che variano dai 437 a 655 euro. Dal luglio scorso, invece, la quattordicesima viene corrisposta anche ai pensionati che hanno un assegno di circa 750 euro lordi mensili (una volta e mezza la pensione minima nel 2018) e i mille euro (due volte la pensione minima). A loro, che in Veneto sono poco meno di 110 mila, il 2 luglio verranno corrisposte somme comprese fra 336 e 504 euro, a seconda degli anni di contributi versati. 

"Alzare l'asticella delle pensioni più basse"

"La 14esima è stata introdotta nel 2007 dal Governo Prodi in accordo con i sindacati con un significato ben preciso - sottolinea Rosanna Bettella, segretaria regionale dello Spi Cgil Veneto e responsabile previdenza - alzare l’asticella delle pensioni da lavoro più basse per valorizzarle rispetto alle pensioni assistenziali. Sì, perché c’era il rischio di trovarsi a pari reddito tra chi aveva lavorato almeno per 20 anni (e quindi aveva versato contributi) e chi no. E questo poteva, a lungo andare, far scegliere a molti di non versarli quei contributi tanto poi c’è la pensione sociale".

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