Difendere San Marco dalle acque alte: a che punto è il progetto di protezione dell'insula

In questi mesi sono state fatte le rilevazioni necessarie alla presentazione del progetto di Thetis, che dovrebbe essere pronto nei prossimi giorni. Il piano prevede rialzi, valvole, pompe, ripristino dei vecchi cunicoli. Alla fine l'area marciana dovrebbe restare all'asciutto fino a 110 centimetri. E il progetto potrebbe essere replicabile in altre insule

È noto. San Marco va sott’acqua già a 80 centimetri sul livello medio del mare. E va sempre più spesso sott’acqua. Da anni si parla di un progetto per proteggere la piazza ma, come spesso accade, i tempi di intervento si dilatano. Ora il progetto c’è e dovrebbe a breve essere consegnato (entro fine gennaio, pare) e approvato dalla soprintendenza. La speranza è che si sia prossimi ad una svolta.

Insula

Per difendere le zone più depresse della città occorre progettare delle difese specifiche che contrastino le maree per le quali il Mose, anche se in funzione, non offrirebbe alcuna soluzione. San Marco è la parte più bassa di Venezia e da anni si parla di una difesa ad insula. L’insula è una zona delimitata dal confine acquatico dei rii. Una volta individuata un’insula è possibile procedere a isolarla, proteggendola, fino ad un certo livello, dall’acqua alta. 

Il vecchio progetto

C’è una storia dietro. Il primo progetto per piazza san Marco ha già una ventina d’anni. È coetaneo del Mose e prevedeva la creazione di una mega-membrana che si sarebbe dovuta incastrare sui singoli pilastri delle piazza e su tutti gli edifici attorno. Si trattava di rifare tutto il sistema della acque sotterranee e tutti gli agganci di ogni singolo edificio. Ci sarebbero state difficoltà di controllo e di monitoraggio, senza parlare del costo elevato di realizzazione. La soprintendenza, da parte sua, si era opposta alla manomissione di tutti gli agganci con edifici vincolati. E dopo tre anni di lotte, nel mezzo della battaglia, si era bloccato tutto. I progetti per l’acqua alta a San Marco, dal 2005 al 2014 circa, si sarebbero completamente fermati: per motivi di guerra interna ma anche di mancanza di fondi e di volontà politica. In ogni caso il problema tecnico del primo progetto rimaneva l’estrema complessità. L’accordo sull’opera mancava. Andava studiato qualcosa di più semplice.

Arriva il 2014: gli arresti, gli scandali, i grandi commissariamenti riportavano, malgrado tutto, il problema di Venezia al centro dell’attenzione. Nel mezzo della bufera veneziana degli scandali però, il provveditorato regionale alle opere pubbliche rilevava le funzioni del magistrato alle acque. E nella confusione il provveditore Linetti assumeva i poteri dell’ex magistrato solo due anni dopo. Così solo nel 2016 le cose riprendevano a muoversi e l’incarico del progetto di piazza san Marco veniva affidato a due società: Thetis e Kostruttiva.

Il nuovo progetto

Da allora ad oggi il progetto sembra aver fatto progressi, tanto che al momento mancherebbero solo alcuni dettagli e l’approvazione. Nel gennaio del 2019 è cominciato il monitoraggio archeologico e idraulico preliminare alla partenza dei lavori, con la collaborazione dello IUAV e dell’Università di Padova. Si parla anche di un iter che dovrà portare l’opera a compimento per l’autunno del 2020, ma c’è molta perplessità. «L’importante è che si vada avanti» diceva, sempre in gennaio, Claudio Vernier, presidente dell’associazione piazza San Marco. E anche Stefano Boato, uno degli ispiratori del progetto, conferma: «Bisogna studiare finché serve, poi bisogna mettere mano ai lavori». I tempi di realizzazione non sono certi quindi ma, a quanto pare, il progetto è a buon punto. Vernier ricapitola la situazione: «L'incontro è stato  più di un anno fa, assieme ad altri operatori della piazza e ai rappresentanti del Consorzio Venezia nuova. Sono stati programmati carotaggi e l'inserimento di sensori sotto la pavimentazione di tutta la piazza, dispositivi che per 12 mesi hanno analizzato il grado di umidità e di acqua nei vari punti per permettere poi di decidere come impermeabilizzare». Per avere il progetto completo e funzionante i tempi sono più lunghi: «Mi hanno parlato della fine 2021».

L'obiettivo è arginare l'acqua fino alla quota di 110 o 115 centimetri: questo è ancora da definire. Certo cinque centimetri possono offrire un riparo ulteriore ma a Venezia possono cambiare le carte in termini di costi e fattibilità. Comunque a 110 il Mose dovrebbe attivarsi e quindi i 110 dovrebbero bastare. La differenza principale rispetto alla vecchia idea è che si andrà a intercettare l’acqua a monte, non nelle singole abitazioni della piazza. Gli interventi saranno quindi molto più limitati ed economici.

Come si protegge San Marco?

I tipi di intervento da attuare, semplificando, sono quattro:

Primo. Impedire alla marea di risalire attraverso il sistema di scolo delle acque. La buona notizia è che le analisi tecniche hanno messo in luce solamente quattro punti di entrata dell’acqua nell’insula, in cui andranno installate delle valvole di non ritorno. Questo permetterà alle acque di passare in uscita senza risalire in entrata. E bloccherà l’acqua che sale dal sistema di scarico.

Secondo. La costruzione di un sistema di pompe che spingano fuori l’acqua proveniente dalle piogge e dal sottosuolo. Il più importante sistema di drenaggio verrebbe, secondo il progetto, installato al di sotto di un pontile costruito ad hoc sul molo di san Marco. E sarebbe in grado di drenare le acque dell’intera insula. Sarebbe inoltre facilmente ispezionabile, senza comportare costi di manutenzione troppo elevati.

Terzo. Innalzare le rive. Tutta la zona andrà bordata ad almeno 110 cm. L’idea è di fare, dove possibile, delle strutture stabili: dei muretti, che potranno anche essere di una trentina di centimetri; in altri casi, rialzi costituiti da sistemi mobili e piccole paratie. Il problema sarà sull’affaccio di Palazzo Ducale e di Piazza San Marco. Qui le quote del pavimento, già rialzato vent’anni fa, in alcuni punti rimangono basse. Si dovranno alzare ma si dovranno anche rispettare le richieste della sovrintendenza, particolarmente esigenti in questa zona. In prossimità di Palazzo Ducale, nel colonnato coperto dal Ponte della Paglia, si pensa a delle misure che siano rimovibili e che non impattino negativamente sul monumento. Dall’altra parte, nell’angolo della biblioteca marciana è in via di definizione un intervento che rispetti il Palazzo della Libreria del Sansovino. Questi punti sono senz’altro i più delicati, ma sembra si stia arrivando a una soluzione. Vernier spiega che una parte del lavoro è già fatta: «Ci sono già delle guaine sotto il lato del bacino di San Marco, nella parte tra la Zecca e Palazzo Ducale».

Quarto. Separare le fogne dal complesso di scolo delle acque dell’insula di san Marco. I tecnici hanno infatti rilevato dei punti in cui il sistema fognario è in connessione con quello di scolo delle acque della piazza. È un intervento che è stato progettato per ultimo ma che sarà necessario fare per primo. Sarà necessario, in altre parole, impedire che le acque nere risalgano con la marea proprio attraverso quello stesso sistema che con la marea si prevede di chiudere. Da lì si dovrà partire a fare tutto il resto.

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Il futuro di Venezia

L’insieme di questi interventi dovrebbe garantire una protezione efficace ed economicamente sostenibile. Non sarà la soluzione alle alte maree di Venezia. E il Mose, finché non sarà ultimato, rimarrà, al di là di ogni dibattito, una scommessa. Ma intanto il fenomeno dell’acqua alta è diventato quotidiano come non lo era mai stato. Questa almeno è la percezione. I canali sono stati scavati, le navi scorrazzano nella laguna. E tutto questo, secondo alcuni, non ha fatto che aumentare il fenomeno delle maree. La rabbia di una parte dei veneziani ha quindi un senso ben preciso ed è la rabbia di chi si sente assediato da un turismo che, con la scusa di portare ricchezza, prosciuga l’anima della città. I veneziani vogliono passeggiare senza finire in laguna e non vogliono vedere i loro monumenti e le loro case corrose dal sale e dall’acqua. Il progetto di piazza san Marco ha precisamente questo senso. E offre una speranza e un modello concreto che, se sarà vincente, potrà essere riprodotto in altre zone (altre insule, più precisamente). All’orizzonte ci sono certamente sfide più grandi, ma anche una piccola vittoria potrebbe restituire a Venezia un po’ di quell’anima e un po’ di coraggio.

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