Ca' Foscari inventa il sensore per rintracciare i Pfas

Brevetto per misurare la concentrazione di Pfos nell’acqua sul posto in modo immediato. Ora si punta a un investimento industriale per sviluppare un dispositivo alla portata di tutti

Trovare le "impronte digitali" dei Pfas con un test veloce e alla portata di tutti. Ricercatori dell’Università Ca’ Foscari Venezia hanno brevettato un sensore elettrochimico che riesce a misurare la concentrazione di perfluorottano sulfonato (Pfos), tra le molecole della famiglia dei Pfas più diffuse e inquinanti. Gli impatti sulla salute per l’accumulo di questi composti sono ancora oggetto di studio, ma le prime ricerche confermano rischi per la salute.

Inquinanti

Per la loro persistenza nell’ambiente e accumulo negli organismi viventi, uomo incluso, sono considerati inquinanti emergenti e pericolosi a livello globale. Sono balzati all’attenzione delle cronache e hanno generato allarme in Italia, in particolare dopo la scoperta della contaminazione di falde acquifere in Veneto. La Regione ha fissato un livello nelle acque destinate al consumo umano di 30 nanogrammi per litro per il Pfos, una concentrazione che il sensore riesce a identificare.

Riscontro immediato e poco costo

«Oggi servono costose analisi di laboratorio per misurare la concentrazione di Pfos - spiega Paolo Ugo, professore di Chimica analitica a Ca’ Foscari e coordinatore del team di inventori del sensore - mentre il nostro sensore permette un riscontro sul campo, immediato e poco costoso, utile, ad esempio, a concentrare gli ulteriori approfondimenti analitici solo sui siti più inquinati». Il sensore impiega polimeri a stampo molecolare, una specie di reticolo creato ad hoc le cui cavità coincidono con le molecole che si vorranno riconoscere: lo stampo intrappola quindi le molecole complementari. In questo caso, conoscendo l’impronta del Pfos, il sensore è in grado di riconoscerlo e misurarne la concentrazione.

Il team

L’invenzione è opera del team coordinato dal professor Paolo Ugo e composto dalla professoressa Ligia Maria Moretto, dalla ricercatrice Angela Maria Stortini e dalla ricercatrice iraniana Najmeh Karimian, arrivata dall’Iran al Dipartimento di Scienze Molecolari e Nanosistemi di Ca’ Foscari nel 2016 proprio per l’attività di ricerca che ha permesso di sviluppare il sensore e presentarlo alla comunità scientifica internazionale con un articolo sulla prestigiosa rivista scientifica Sensors dell’American Chemical Society. Il brevetto è ora pronto a un ulteriore passaggio prima di poter arrivare nelle case e nelle aziende interessate, ad esempio quelle che gestiscono le reti idriche. Occorre infatti l’investimento industriale per ingegnerizzare il dispositivo che rende facilmente fruibile sul display la misura effettuata dal sensore. Il risultato finale sarà un apparecchio simile al glucometro, comunemente utilizzato per misurare la glicemia.

Il plauso di Zaia

«Mi congratulo e ringrazio il professor Paolo Ugo e tutto il suo team di ricercatori - ha dichiarato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia - per l’attenzione che hanno prestato nel focalizzare i loro studi nel cercare una soluzione relativamente ad un tema che mi sta particolarmente a cuore. Li ringrazio personalmente e confermo il massimo impegno della Regione nella prevenzione della diffusione dei Pfas, queste sostanze che conosciamo essere pericolose per la salute e per l’ambiente, che Regione del Veneto sta combattendo con tutti i mezzi disponibili».

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