Un sistema anti marea difende la Basilica di San Marco dall'attacco dell'acqua alta

Se ne è discusso sabato al convegno di palazzo Ducale. Pressione turistica e marea impongono di trovare una fruizione sostenibile. Ora si corre ai ripari rinforzando e impermeabilizzando in attesa del Mose

Foto: La basilica di San Marco allagata (© ANSA)

Sabato a palazzo Ducale si è svolto il convegno internazionale “San Marco - La Basilica nel terzo millennio”, organizzato dalla Procuratoria di San Marco. La pressione turistica a cui la Basilica è sottoposta (nel 2018 sono stati 5,5 milioni i visitatori entrati in Basilica) e l'aumento della frequenza dell'acque alta hanno reso necessaria una riflessione su come trovare una sua possibile “fruizione sostenibile”, anche per le generazioni future, e come impostare interventi mirati e straordinari di salvaguardia.

Il sistema

È stato testato un sistema che impedisce all'acqua della laguna di filtrare e danneggiare lo spazio d'ingresso alla chiesa, hanno spiegato durante l'evento il proto Mario Piana e uno dei procuratori, Pierpaolo Campostrini. Il meccanismo risparmia all'area 900 ore all'anno di acqua salmastra, secondo Piana. Sotto la piazza ci sono dei condotti in laterizio settecenteschi che erano stati danneggiati. «Li abbiamo restaurati e impermeabilizzati. Essi sono collegati con bocchette che vengono chiuse in caso di acqua alta. Delle pompe, poi, espellono l'acqua che si accumula. Davanti non ci saranno più pozzanghere. Il sistema - dice Campostrini - mette al sicuro il nartece della Basilica contro le maree che vanno dai 65 agli 88 centimetri: gli eventi cioè che si verificano almeno l'80% delle volte». Il sistema progettato da Diego Semenzato e Daniele Rinaldo è costato due milioni di euro. L'acqua alta di ottobre 2018 ha messo a dura prova il monumento. Sono stati in seguito aggiunti dei rinforzi con mattoni dalla parte della canonica, da dove l'aqua sale all'interno, solo per «arrangiarsi fino a quando non sarà pronto il Mose - dice Piana -. La marea ha causato danni pesanti all'ingresso della Basilica intaccando le colonne, provocando rotture, e arrivando quasi fino ai mosaici. Si è corsi ai ripari con dei rinforzi metallici, ma il salso corrode anche indirettamente, attraverso l'atmosfera data la vicinanza all'acqua». Servono insomma interventi strutturali.

Le istituzioni

Tra le autorità civili, religiose e militari presenti, oltre alla soprintendente Emanuela Carpani e al prefetto di Venezia, Vittorio Zappalorto, il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, gli assessori all'Urbanistica e Ambiente, Massimiliano De Martin, e al Bilancio, Michele Zuin, il presidente della Municipalità di Venezia Murano Burano, Giovanni Andrea Martini, e l'onorevole Nicola Pellicani. Il convegno si è aperto con i saluti istituzionali del primo procuratore di San Marco, Carlo Alberto Tesserin e del patriarca di Venezia, Francesco Moraglia. «Parlare si Basilica per me è anche parlare dei continui lavori che vengono eseguiti per garantire la sua conservazione - dice il sindaco -. La Basilica è uno stimolo per raccontare che Venezia è viva e che vuole farcela, che difende il suo passato e garantisce il futuro. Lo scorso 29 ottobre – ha continuato il primo cittadino - ero proprio qui, in piazza San Marco, mentre l’acqua cresceva fino a toccare i 156 centimetri sopra il livello medio del mare. Mi è stato detto che la Basilica è invecchiata di oltre 50 anni nell’arco di una sola notte. Penso che non possiamo più permetterci di perdere ulteriore tempo. Il cambiamento climatico è un dato assodato per noi, siamo ben consapevoli dei suoi effetti che abbiamo davanti ai nostri occhi. È arrivato allora il momento che le istituzioni prendano impegni precisi: dobbiamo conoscere i tempi entro cui verrà concluso il Mose e capire le regole per la sua gestione».

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