Blocco alle aperture di nuovi bar e ristoranti nella città storica, c'è il via libera della giunta

Saranno innalzati i criteri di qualità per concedere l'apertura di nuove attività, che dovranno costituire un valore aggiunto per la città, nel quale sono prolificati i take away

Il primo via libera è arrivato mercoledì dalla giunta, ora toccherà al Consiglio comunale approvare la proposta di modifica del regolamento comunale riguardante l'apertura di nuovi bar e ristoranti (e tutte le attività che somministrano cibi e bevande) a Venezia. Le modifiche, se approvate, arrivano a cinque anni dall'entrata in vigore della deliberazione del blocco di nuovi pubblici esercizi nelle sei aree di tutela della città antica. Blocco che ha comportato da un lato una concentrazione massiccia di nuove aperture di locali nelle aree "libere" e dall'altra il proliferare, in particolare nelle zone oggetto di blocco, di esercizi di vendita e consumo di cibo take away.

Proliferare di attività

In sei anni, dal 2012 al 2017 i pubblici esercizi nella città antica sono aumentati, passando da 883 a 987. Ora potrebbe anche essere stato abbattuto il muro del migliaio. Le nuove aperture, in considerazione del blocco negli ambiti di tutela, si sono concentrate soprattutto lungo le direttrici di traffico che portano da Piazzale Roma e dalla stazione ferroviaria verso San Marco, mentre anelle aree già soggette a blocco si è assistito al proliferare di attività che propongono street food e pietanze da consumare sulla pubblica via. Con tutte le conseguenze già ampiamente note in tema di degrado nella città storica.

"Rivisti i criteri di qualità"

"Al fine di integrare e rafforzare le misure già intraprese a fronte dell'impegno concreto e continuo assunto dal Comune di Venezia nella gestione e nella tutela della salvaguardia del Sito Unesco Venezia e la sua laguna, - ha commentato l’assessore al Turismo Paola Mar - abbiamo deciso di procedere ad una modifica del Regolamento del 2012 per le attività di somministrazione di alimenti e bevande. La filosofia che ha ispirato le variazioni è stata quella di prevedere una revisione dei criteri di qualità dei locali e della gestione per l’insediamento delle attività di somministrazione alimenti e bevande aperte al pubblico, nonché dei criteri per l’insediamento delle attività di “somministrazione non assistita”, che contemperi la tutela del cittadino con quella degli interessi di carattere generale".

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"Palla" al Consiglio comunale

La proposta di delibera passa ora alla valutazione delle commissioni e al voto del Consiglio comunale, che può autorizzare l'insediamento di attività di somministrazione alimenti e bevande aperte al pubblico in deroga al presente provvedimento nel caso ne ravvisi il pubblico interesse. Per farlo, però, dovrà avere riguardo della qualità delle strutture e dell'alta gamma dei servizi offerti, della loro specifica localizzazione nell'ambito del centro storico, della loro capacità di innescare processi di riqualificazione degli spazi pubblici circostanti, nonché dell'uso razionale ed unitario degli immobili, dell'impatto occupazionale dell' e indotto economico derivante.

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