«Il vetro di Murano è rimasto orfano». Un’eccellenza che vale 165 milioni di euro

Torna all'attacco la consigliera Tosi della Lega sull'arte made in Italy. «Sono rammaricata. Cosa si è fatto per proteggerla? La mozione anti contraffazione di 3 anni fa non ha avuto seguito». E rilancia un'interrogazione

Vetro di Murano, archivio

Nel 2016 aveva presentato una mozione per fare in modo di riportare all'attenzione la tutela del vetro di Murano. La consigliera comunale della Lega Silvana Tosi, originaria dell'isola, il valore affettivo, prima che economico, di questa produzione artigianale «prestigiosa e inimitabile» non l'ha mai dimenticato. «A distanza di 3 anni interrogo il sindaco, con delega al Commercio e alle Attività Produttive, considerato il grande vuoto amministrativo in giunta in assenza di un assessore al Commercio, per sapere - scrive Tosi - quasi a fine del suo mandato, quali iniziative ha avviato per tutelare il vetro di Murano e i prodotti tipici dell'artigianato veneziano».

Senza sostegno

«Il vetro artistico di Murano, da più di mille anni, rappresenta a Venezia una delle più antiche tradizioni di artigianato e industriali. Il totale delle esportazioni italiane nel 2013, della lavorazione del vetro, a mano e a soffio artistico, è stato di circa 84 milioni, 66 dei quali derivanti dalla vendita di quello di Murano: un biglietto da visita del “Made in Italy” e quindi del “Made in Veneto”. Nel 2013 il fatturato è calato, dato che mostra la fragilità e le difficoltà nella sua capacità di continuare a vivere. Si stima  - prosegue Tosi - che il 70-80% del vetro venduto a Venezia non sia originale di Murano, con una perdita di decine di milioni di euro, ma soprattutto con un grave danno d'immagine. Sono pochi gli imprenditori rimasti a Murano, i quali devono fare i conti con una competizione scorretta, che non aiuta a combattere la contraffazione, anzi la aumenta con falsi. Alle fornaci e alle vetrerie muranesi non viene dato alcun sostegno, nessuno sgravio fiscale. Il distretto del vetro attualmente conta circa 600 dipendenti, e il 40% è in cassa integrazione, ossia 4 lavoratori su 10. Il vetro di Murano dovrebbe diventare patrimonio dell’Unesco. È necessario proporre “obiettivi comuni”, magari coalizzandosi in cooperative, per dare visibilità a un distretto che oggi è privo di regole».

La Zes

«Il 24 febbraio 2014 è stato sottoscritto il protocollo d’intesa per la tutela operativa del vetro artistico di Murano e del suo marchio - ricorda Tosi -. Il Consorzio Promovetro, la Regione, il Comune, la Camera di commercio, le associazioni di consumatori e le associazioni degli artigiani veneziani si sono uniti per combattere la piaga della contraffazione. Se l’origine del prodotto non viene più tutelata, esiste il rischio che in un futuro prossimo l’isola perda la sua vocazione e che non vi siano più aziende che producano. Il sindaco, in questi 4 anni di mandato amministrativo, come ha coordinato azioni di anticontraffazione? Ha chiesto al governo il riconoscimento della Zona Economica Speciale (Zes)? Ciò consentirebbe di accedere a importanti agevolazioni fiscali e di beneficiare di rilevanti semplificazioni di carattere amministrativo e burocratico».

Prodotti tipici

L'interrogazione di Tosi al sindaco Brugnaro riguarda anche l'intenzione del primo cittadino di intraprendere progetti «per la salvaguardia dei lavoratori e delle imprese, anche di prodotti tipici dell’artigianato veneziano (merletto di Burano e Pellestrina, collane in perle di vetro, “impiraresse”, specchi molati a mano, lampadari, bicchieri dipinti a mano, lavorazione a lume, maschere di cartapesta, gioielli, “tajapiera” - terrazzieri e restauratori di opere d’arte -, creatori dell’inimitabile “pavimento alla veneziana”, ecc.), affinché Murano non diventi un dormitorio o un’isola ricettiva per il turismo. Non è sufficiente - conclude - una sola riunione con i maestri vetrai e gli imprenditori. Dobbiamo pretendere che ci sia un vero impegno nel tutelare chi lavora nelle fornaci e chi oggi produce a Murano».

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