Pausa cicca

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Quando siete felici, fateci caso l'ultima opera di Kurt Vonnegut

Se si contano le pagine è un libretto, ma quel che contiene, la raccolta dei tanti discorsi ai neolaureati tenuti dallo scrittore, ne fa un capolavoro

Come trovare il vero amore, come fare i soldi, ma anche cosa vogliono le donne (1-0 su Freud) e pure cosa vogliono gli uomini. In Quando siete felici, fateci caso (Minimum Fax, pp.110, euro 13) sono raccolte le risposte che Kurt Vonnegut ha dato ai neolaureati americani nel corso di vari discorsi di fine anno accademico (vedi Steve Jobs, per capirci).

Come si intuisce dal titolo, il libro tratta di felicità, di quella che abbiamo tutti a portata di mano (a proposito una letta, va bene anche se veloce e distratta, ad Attimi di trascurabile Felicità di Francesco Piccolo aiuta ad accorgersene un po’), di quella che ci è stata sottratta e di tutta quella che si può conquistare. Cosa sia la felicità a Vonnegut l’ha spiegato lo zio Alex: “mio zio diceva che quando le cose stanno andando a gonfie vele bisogna rendersene conto. Parlava di occasioni molto semplici non di grandi trionfi. Bere un bicchiere di limonata all’ombra di un albero, magari, o sentire il profumo di una panetteria, o andare a pesca, o sentire la musica che esce da una sala da concerti standosene fuori al buio, oppure, oserei dire, l’attimo dopo un bacio. Mi diceva che era importante in questi momenti dire ad alta voce: cosa c’è più bello di questo?

In effetti - nota l’autore - tante cose sono andate storte: il mondo drogato di petrolio (“avete presente i crack babies? Be’, noi tutti siamo la stessa cosa, ma con i combustibili fossili”), quelli che non capiscono quando l’avere è abbastanza, il fatto che il premio Nobel valga poco, la guerra in Iraq e Thomas Jefferson. Quindi il mondo va cambiato, o quanto meno un pezzetto di esso, e siccome Vonnegut non si fida di tutti gli esseri umani affida questo compito agli artisti: “Gli artisti fanno due cose: primo, riconoscono che non possono rimettere in sesto l’intero universo. Secondo, fanno sì che almeno una piccola parte sia esattamente come dovrebbe essere.” L’impresa è ardua ma sapendo scegliere per bene non corriamo il rischio di trovarci ad affrontarla da soli perché ad aiutarci ci sono tante belle cose, vedi la musica: “se mai dovessi morire – Dio non voglia – vorrei che sulla mia lapide ci fosse scritto: L’UNICA PROVA CHE GLI SERVIVA DELL’ESISTENZA DI DIO ERA LA MUSICA”.

Come per le altre è difficile inquadrare quest’ultima opera entro un genere letterario definito: un po’ saggio, un po’ romanzo, almeno nella misura in cui dalle parole dell’autore si coglie la storia non ancora raccontata dei tanti giovani che con il proprio sudato foglio in mano si chiedono “e adesso che (ci) faccio?” Vonnegut prova ad indicare una strada, anzi molte e ne ha per tutti. La prima la propone in ogni orazione e la mette anche alla fine del libro, che non si sa mai: “di regola io ne conosco una sola: bisogna essere buoni, cazzo.”

Quando siete felici, fateci caso andrebbe letto un po’ da tutti. L’Università non è come la scuola superiore, che se non ci esci da solo prima o poi ti cacciano. Potenzialmente all’Università puoi farci la muffa, stare a farti covare fino a quando non sei pronto per uscire. Per ciò questo libro non parla ad una fascia d’età ma a una categoria di persone, quelle pronte ma che non sanno di esserlo, quelle che pensano di aver appena finito qualcosa ma non sono che all’inizio di tutto. Che Università hai scelto, a che facoltà ti sei iscritto, quanto lontano sei dal confermare le aspettative dei tuoi genitori sono domande di cui non dovrebbe importare: a parte perché gli stupidi escono anche dall’Università (e a sentire Vonnegut sono quelli che usano il punto e virgola), ma soprattutto perché indipendentemente dal titolo di insegnante, politico o miliardario registrato da qualche parte, noi dobbiamo lasciare il mondo meglio di come l’abbiamo trovato, elevandoci a qualcosa di più: “ perché siamo esseri umani cazzo.”

 “Un uomo dovrebbe spingersi al di là di ciò che la sua mano arriva a stringere, o a cosa serve il cielo?”

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L'Università è quella parte di vita passata a fare pausa da quello che i tuoi credano tu stia facendo

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