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Non solo bòcolo di San Marco: il simbolismo della rosa rossa

E' forse il fiore più bello che esista, di certo è il più usato e abusato arrivando a rimpire le pagine della letteratura ogniqualvolta si parli di amore, sia esso tragico, struggente o semplicemente passionale.

Stiamo parlando della rosa rossa che come ogni 25 aprile si prende quasi tutta, o quasi, la scena del tradizionale giorno del Santo Patrono di Venezia grazie alla storia del Bòcolo di San Marco. La leggenda più ricorrente nella città lagunare, racconta della ormai celeberrima storia d'amore tra Maria detta Vulcania, figlia del doge Angelo Partecipazio (810 – 827), e il giovane trovatore di nome Tancredi. Un amore per ragioni di onorabilità osteggiato dallo stesso Doge e che il giovane tentò di guadagnarsi andando a combattere contro gli arabi in Spagna, arruolato nelle file dell'esercito di Carlo Magno. Il ragazzo, valoroso, decise infatti di mettere a rischio la propria vita pur di conquistarsi, almeno sul campo, la possibilità di sposarla: le sue vittorie e la sua fama raggiunsero anche Venezia e la bella Maria a quel punto potè ambire a convolare a nozze con il prode guerriero. La sua speranza, però, appena nata, si infranse presto: il giovane, durante un duello, venne infatti ferito mortalmente e, prima di chiudere per sempre gli occhi, colse una rosa dal roseto accanto al suo corpo e chiese che la sua amata potesse riceverla in dono, in ricordo per sempre di lui. La rosa tinta di rosso con il sangue del suo innamorato finì tra le mani della donna che, per il dolore, morì la notte stessa, nel giorno di San Marco. Una storia d'amore struggente che ha per simbolo proprio quella rosa.

Non l'unica, dicevamo, visto che attorno al fiore sboccia, è il caso di dirlo, tutta una serie di vicende e racconti. Alexandre Dumas intitola così uno dei suoi romanzi sentimentali più famosi per esempio, ma la rosa rossa è entrata nel mito con altre leggende: una riguarda la dea Venere che un giorno, nel correre incontro ad uno dei suoi amanti, inciampò in un cespuglio di rose le cui spine punsero dolorosamente il piede della dea. Le rose bagnate col sangue, immediatamente diventarono rosse per la vergogna di aver arrecato dolore alla dea, e da allora rimasero così per sempre, senza mai più tornare al colore naturale”. Un'altra leggenda lega la rosa rossa ad Afrodite e Adone. Secondo questa leggenda, la dea era follemente innamorata del cacciatore che, ferito a morte, fu soccorso dalla bella dea in mezzo a un roveto di spine. Commosso per questo gesto, Zeus consentì ad Adone di vivere ancora.

Il colore, il profumo e la perfezione di questo fiore hanno assunto anche nell'iconografia cristiana un significato profondo simboleggiando il sangue di Cristo e diventando anche immagine della carità. Nel medioevo invece, la rosa rossa passò alla storia come "il fiore delle vergini". Oggi non c'è storia d'amore che non abbia una rosa rossa nella sua vita: oltre a passione e sentimento è sinonimo anche di eleganza.

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