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Acqua alta, le fornaci ferme a Murano perdono più di mille euro al giorno. «Bisogna cambiare»

Tra le produzioni a registrare i danni peggiori sull'isola del vetro c'è quella di Fabiano Amadi, che ha ripreso anche i momenti di marea in crescita vicino ai forni accessi, il 12 novembre scorso

 

Perfino l'isola del vetro, Murano, più alta rispetto a Venezia, in alcuni punti ha subìto i danni dell'alta marea, a 187 centimetri, nella notte tra il 12 e il 13 novembre scorso. Ne è testimone una fornace, la Fabiano Amadi, tra quelle che hanno patito i danni maggiori. Minori ma importanti anche le conseguenze sulle storiche conterie di Alessandro Moretti della ditta Costantini, quintali di perle in vetro che non si producono più, nate dal lavoro del nonno e poi del padre, dal 1930 al 2001. Custodite in pesanti casse di legno, rischiano di andare perse, in parte. Dovranno comunque essere spostate e pulite. Amadi: «Ora per smaltire soda e altri composti andati perduti con la marea, spenderemo fino a 4, 5 mila euro a metro cubo. Sono materiali rovinati, quindi inutilizzabili, non si può far altro che conferirli nelle modalità e secondo i costi esorbitanti prescritti dalle leggi». Luciano Gambaro di Promovetro: «Il guaio è ora rimettere in funzione i forni danneggiati: significa stare fermi con la produzione una settimana, se non di più. In generale, sull'isola, poteva andare peggio. Ma bisogna avere il coraggio di cambiare. Murano non sarà più quella di 20 anni, 30 anni fa. Come ogni momento critico questo ci servirà come opportunità per guardare al futuro in modo diverso, a partire dal cominciare a contare di più sulle nostre forze».

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