Guerra "all'adeguamento" dell'impianto Veritas. Ai comitati le garanzie non bastano

Chiesta la Via alla Regione. Al Consiglio straordinario di novembre escluso, come alcune associazioni temono, il più grande inceneritore del Veneto. «Si punta all'autoalimentazione energetica»

Ecoprogetto Veritas, archivio

È il sito ecoprogetto.it di Veritas, la partecipata veneziana dei rifiuti, a spiegare come la parte di secco dei rifiuti che provengono dalla raccolta differenziata, venga utilizzato per produrre Css (Combustibile Solido Secondario), utilizzabile in centrali termoelettriche come quella dell’Enel a Fusina, o in termovalorizzatori (tipologia di inceneritori in cui il calore sviluppato viene recuperato). Ed è sempre il sito web a dire che da 100 chilogrammi di rifiuto è possibile ricavare 55,7 chilogrammi di Css e che «attualmente, vengono veicolate alla centrale Enel circa 70.000 tonnellate di Css all’anno, ma si prevede di incrementare i quantitativi fino a 100/105.000 tonnellate all’anno». Quanto basta per mettere in allarme i comitati presenti al Consiglio comunale veneziano straordinario del 20 novembre scorso, in cui il direttore Veritas Andrea Razzini e l'assessorato Ambiente di Massimiliano De Martin hanno illustrato il progetto di adeguamento delle linee produttive, in attesa di ottenere la Via (Valutazione di impatto ambientale) chiesta alla Regione.

L'auto alimentazione

Ieri, 16 gennaio, De Martin è tornato sull'argomento affermando che «il rifiuto è una risorsa e che l'impianto Css metterà al riparo dalle emergenze», riferendosi a quelle «città italiane che soffocano sotto il peso di centinaia di migliaia di tonnellate di spazzatura». L'assessore ha ricordato che per il terzo anno consecutivo Venezia è la prima Città metropolitana (69,1%) e il primo Comune italiano con oltre 200.000 abitanti per differenziata (59,5%). «Non basta - ha scritto in una nota - ridurre la quantità di secco. Il sistema deve essere integrato e in grado di trattare correttamente e riutilizzare ogni singola frazione. Questo significa, nel nostro territorio, trasformare i rifiuti in energia». È vero, come confermato dallo stesso direttore Razzini, che il Css prodotto alimenta altri impianti consentendo di evitare l'utilizzo di carbone o legno, che altrimenti bisognerebbe acquistare per le centrali. Ed è anche vero che disporre di un maggior quantitativo di Css permette a Veritas di raggiungere più autonomia energetica, poiché si autoalimenta per far funzionare le proprie linee. Ma il direttore ha escluso che questo possa costituire un "pretesto" per portare a Fusina rifiuti provenienti dal Veneto, o da fuori, per creare in loco il più grande inceneritore della Regione.

Le emissioni

Inoltre, scrive l'assessore all'Ambiente, «Nel 2014 il vecchio termovalorizzatore di Fusina è stato chiuso: la crescita delle differenziate e la trasformazione del rifiuto secco residuo in Css lo avevano reso inutile. Nel 2023 sarà riconvertita la centrale termoelettrica Andrea Palladio di Fusina, che produce energia sostituendo il carbone con parte delle 60.000 tonnellate all'anno di Css prodotte da Veritas. Veritas non ha chiesto alcun aumento della capacità dei propri impianti. Chi parla di inquinamento spaventando tutti, dovrebbe ricordare che la riconversione della centrale Enel eviterà la più che trentennale emissione di oltre un milione di tonnellate all'anno di carbon fossile, mentre il contributo di Veritas attraverso il suo Css rappresenta solo il 5% del totale».

I comitati

«L’elevata quantità di rifiuti da avviare a combustione è pari ad almeno 268.000 tonnellate all'anno, di cui: 150.000 di Css, almeno 84.000 di legno, imballaggi e altri materiali, 34.000 di fanghi e percolati è una quantità che sembra incompatibile con la potenza termica installata nei 3 forni. Ma spiegabile grazie alla possibilità di revampare i forni e bruciare materiali fino alla saturazione del loro carico termico, basandosi non sul quantitativo di rifiuto ma sul potere calorifico che viene stabilito dal gestore dell’impianto. Abbassandolo artificiosamente si può far entrare più rifiuto nel forno e il gioco è fatto - scrivono i comitati Opzione Zero, Medicina Democratica, Comitato contro il rischio chimico Marghera, Ambiente Venezia, Ecoistituto Alex Langer, Eddyburg, Altra Europa, Cobas Autorganizzati Comune di Venezia -. Diversamente i rifiuti in eccesso dovranno essere destinati ad altri impianti: altri camion che andranno ad aggiungersi». E annunciano l'iniziativa con la partecipazione di Gianni Tamino il 4 febbraio alle 18 al teatro Kolbe di via Aleardi 156 a Mestre «per illustrare tutte le criticità del progetto, i rischi per la salute e per l’ambiente, le alternative».
 

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