Solidarietà ad Arturo Scotto e dura condanna all'aggressione fascista

La denuncia ai carabinieri di Venezia del coordinatore nazionale di Articolo Uno che ha raccontato di essere stato colpito la notte di Capodanno a San Marco

Carabinieri, archivio

Ha formalizzato con una denuncia ai carabinieri di Venezia il racconto dell'aggressione di cui ha detto di essere stato vittima Arturo Scotto, cofondatore di Articolo Uno (e coordinatore nazionale del partito accanto a Roberto Speranza, attuale ministro della Salute). Il fatto, che risale all'alba del primo gennaio, sarebbe accaduto durante i festeggiamenti di Capodanno a San Marco.

Il racconto

Scotto ha scritto sul sito di Articolo Uno Mdp che si trovava con la famiglia in piazza San Marco per i festeggiamenti di Capodanno, quando «un gruppetto di ragazzi, circa 8, hanno urlato “duce tu scendi dalle stelle” e “Anna Frank l’abbiamo messa nel forno”, immediatamente dietro di me. Mi sono girato verso di loro e ho detto di smetterla, ero spaventato per mia moglie e mio figlio quattordicenne. Hanno rincarato la dose urlando “duce duce”. Ho ripetuto di smetterla, che era inaccettabile che in un giorno di festa dicessero quelle castronerie. Sono passati dalle parole ai fatti. Uno, due, tre cazzotti in faccia. Sangue dal naso ma per fortuna nessuna frattura. Un ragazzo di venti anni è intervenuto per sedare la rissa: pestato di brutto. Non so come si chiama, ma lo ringrazio per il coraggio e il disinteresse. Gli aggressori si sono coperti il volto e poi si sono dileguati. Stamattina mi sono tolto un peso e ho sporto denuncia all’Arma dei carabinieri».

La denuncia

«Ricordo - si legge nella denuncia - che uno degli aggressori aveva i capelli neri e aveva dei tatuaggi sul collo, mentre un altro magro aveva il pizzetto. Mia moglie ha cercato di fare una fotografia con lo smartphone ma il primo ragazza che mi ha dato il pugno con un calcio l'ha colpita alla mano facendo cadere il telefono a terra. Abbiamo incontrato un agente della polizia locale che ci ha identificato, invitandoci a sporgere denuncia prima possibile. Ho avuto la sensazione che i ragazzi fossero alterati, forse dall'alcol, ma che in ogni caso che fosse una squadraccia abituata ad aggredire le persone perché si sono subito coperti il volto». Non sono emersi dettagli ulteriori sulla provenienza dei componenti del gruppo.

«Le forze dell’ordine e la magistratura hanno i mezzi per identificarli: piazza San Marco è una dei luoghi più controllati del mondo - scrive Scotto in web - . Bisogna smetterla di pensare che sono ragazzate. Voglio ringraziare i tanti e le tante che mi hanno chiamato per la solidarietà e per condannare questi fatti». 

La solidarietà

«Intollerabile l’aggressione ad Arturo Scotto a Venezia: la città reagisca a questo rigurgiti. Venezia è e sarà sempre antifascista. Ad Arturo, alla sua famiglia, va tutta la solidarietà della comunità veneziana e regionale di Articolo Uno», scrivono Gabriele Scaramuzza, segretario veneto del partito e Gianluca Trabucco, segretario metropolitano di Venezia Articolo Uno e presidente della Municipalità di Chirignago Zelarino. «Ma dove sta andando questa città? E dov’è la sicurezza, garantita dal sindaco? Serve formazione, scuola, cultura dei diritti di tutti. La città di Venezia, che mi onoro di rappresentare, condanna la violenza fascista che si è scagliata, l’ultima notte dell’anno, contro il coordinatore nazionale Mdp Arturo Scotto. Attendiamo dal sindaco una presa di posizione in merito», scrive Giovanni Andrea Martini presidente della Municipalità di Venezia Burano Murano. «Un atto vile che va contro anche alla storia e alla cultura di Venezia che è da sempre antifascista, accogliente e libera. Spero che presto anche il Comune dichiari in modo ufficiale la condanna a questi episodi ed esprima la solidarietà ad Arturo Scotto e alla sua famiglia - scrive Monica Sambo, capogruppo Pd in Consiglio comunale - Voglio ringraziare personalmente Arturo Scotto e anche il ragazzo che è intervenuto in suo soccorso per essersi opposti di fronte ai cori fascisti». Il Partito Democratico di Venezia scrive: «solidarietà ad Arturo Scotto. Ci auguriamo che le forze dell'ordine identifichino in tempi brevi i responsabili del pestaggio, un atto che oltraggia la città intera. Chiediamo alle istituzioni cittadine di esprimere quanto prima lo sdegno dei cittadini veneziani. Venezia è e sarà sempre antifascista». «Da mesi sto denunciando la ripresa di episodi fascisti in Veneto, con rigurgiti di antisemitismo. Quella depositata stamattina è l'ultima di una serie di interrogazioni e mozioni rivolte al presidente Zaia e alla sua giunta. Chi, tramite gli attacchi alla senatrice Segre, ha implicitamente legittimato l'uscita di queste persone deve risponderne politicamente. Gliene chiediamo conto. Episodi simili non possono più essere sottovalutati», scrive Piero Ruzzante, consigliere regionale Veneto Liberi e Uguali. Lo sdegno di Beppe Giulietti su twitter per l'accaduto, ritwittato dal presidente della Municipalità di Marghera Gianfranco Bettin:

«Arturo è intervenuto per chiedere al gruppetto di fascisti di smetterla di inneggiare al Duce e di offendere la memoria di Anna Frank. Per questo è stato aggredito ed è stato picchiato un ragazzo intervenuto in sua difesa. Le forze dell’ordine, la polizia municipale in particolare, hanno il dovere di intervenire e individuare al più presto i responsabili di questo episodio d’intolleranza contro la Costituzione che offende la città», il commento Facebook dell'onorevole Nicola Pellicani. Ferma condanna anche dall'Anpi, dalla Cgil Veneto e dalla Camera del Lavoro Metropolitana di Venezia.

Per il governatore del Veneto Luca Zaia: «è accaduto un fatto estremamente grave, anche perché sullo sfondo c’è l’antisemitismo e il revisionismo, contro cui combattiamo da anni in ogni modo e lanciamo costanti allarmi per la sua diffusione fra i giovani, anche attraverso il web, e a pochi giorni dal 27 gennaio, quando saremo al Ghetto di Venezia per celebrare il ricordo della tragedia della shoah. Esprimo solidarietà senza se e senza ma a Scotto a alla sua famiglia – prosegue Zaia – anche perché non è possibile che in una società civile, desiderosa solo di confronto democratico e civile, si debba assistere a rigurgiti ideologico e a violenze fisiche di questo genere».

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