Centinaia di B&B abusivi pubblicizzati sul web: maxi operazione a Venezia

Indagine in collaborazione tra guardia di finanza e polizia locale, la prima di questo genere. Un software ad hoc ha permesso di incrociare le offerte su internet con la lista delle strutture regolarmente denunciate

"Autentico sottotetto veneziano", "meravigliosa camera con bagno turco", "palazzo gotico superba vista canale". E ancora: "stupefacente appartamento in ottima posizione sul Canal Grande", "appartamento con vista sulla laguna'', "top location Piazza San Marco". Sono annunci di questo tipo, nella maggior parte dei casi in lingua inglese, ad aver attirato l'attenzione della guardia di finanza. Tutti sul web, tutti pubblicizzati tramite i più noti social network del settore turistico. Solo che, mentre su internet erano alla luce del sole, nella realtà non erano dichiarati, completamente sconosciuti al circuito ufficiale. Nell'era delle prenotazioni via web riuscivano a catturare un incredibile numero di turisti, a prezzi concorrenziali (ma non troppo) che si aggiravano sui 108 euro a notte in media.

È partita proprio dalla caccia su internet l'indagine della guardia di finanza di Venezia, la prima in Italia di questo tipo, che ha coinvolto, nella fase esecutiva, il Comando della polizia locale. Questa task-force ha selezionato e sottoposto a controllo, a partire dallo scorso autunno, le posizioni di proprietari di interi immobili e/o singoli appartamenti, arrivando all'emersione di un sistema sommerso diffuso fatto di locazioni di appartamenti e stanze ad uso esclusivamente turistico. C'era davvero di tutto: lussuose camere con vista sul Canal Grande, tende montate nei cortili dei palazzi, barche ormeggiate alla Giudecca. E ora il Comune e le forze dell'ordine invitano coloro che ancora non sono stati coinvolti a farsi avanti autonomamente e regolarizzare le proprie posizioni. Per evitare conseguenze peggiori ma, soprattutto, per aver modo di operare nella legalità.

Gli specialisti delle fiamme gialle hanno creato un software, denominato "Domus Network", che consente di leggere in maniera sistematica le diverse offerte di appartamenti in locazione turistica presenti nelle piattaforme più diffuse al mondo. L'applicativo, scandagliando periodicamente la rete, "cattura" i dati (indirizzi, prezzi, feedback) e li memorizza in un apposíto data base, consentendo di selezionare i singoli locatori e di associare loro gli appartamenti offerti in affitto ai turisti. I dati sono stati integrati dai finanzieri e dagli agenti della polizia locale attraverso un'azione di osservazione e controllo, con centinaia sopralluoghi e l'invio di questionari ai clienti degli immobili incriminati. Le informazioni raccolte sono state ulteriormente elaborate mediante l'incrocio con le banche dati in uso alla guardia di finanza, con la banca dati dell'imposta di soggiorno, gestita dai Comune di Venezia, e con i dati messi a disposizione dalla Regione Veneto - Dipartimento del Turismo, sulle attività turistiche in città. Dai controlli è emersa una variegata casistica di sistemi di evasione, tutti accomunati dalla mancata regolarizzazione dell'attività e dal mancato pagamento delle imposte.

L’attività investigativa è culminata con l’esecuzione di un intervento nella giornata di martedì, che ha visto l’impiego di circa 150 operatori tra finanzieri ed agenti della polizia municipale. Nel corso dell’operazione, sono stati avviati specifici controlli fiscali nei confronti di 14 "evasori totali", con l’immediata contestazione delle violazioni amministrative previste dalla disciplina regionale e comunale in materia turistica. In 7 casi si è proceduto invece con l’esecuzione dell’accesso nel domicilio, autorizzato dalla Procura della Repubblica di Venezia. Le forze dell'ordine hanno individuato i gestori di oltre 100 appartamenti a scopi turistici, totalmente sconosciuti al Fisco ed alla banca dati  comunale sull’imposta di soggiorno.

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Dal settembre 2015, nei confronti di circa 1200 soggetti monitorati, sono stati complessivamente constatati ricavi non dichiarati per circa 2 milioni di euro, con iva dovuta pari a circa 200mila euro. Sono state inoltre contestate irregolarità e/o mancato versamento dell’imposta di soggiorno per circa 120mila euro ed elevate sanzioni amministrative per mancata comunicazione di locazione turistica per circa 60mila euro.

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