Droga ovunque: in tutti i parchi, nelle celle del carcere e pure nei pannolini dei bambini

Operazione Cometa: i rivoli dello spaccio arrivano in ogni dove. Due detenuti gestivano il giro da Santa Maria Maggiore. Oltre 150 cessioni di dosi giornaliere tra Mestre e Marghera

L'operazione "Cometa" dimostra che la droga si insinua ovunque: nei parchi che ogni cittadino "vive" (o vorrebbe vivere a pieno) e anche tra le celle del carcere di Santa Maria Maggiore, dove due detenuti erano riusciti a mettere in piedi un piccolo ma concreto giro di stupefacenti grazie all'uso nascosto di cellulari. E' da quelle telefonate e da quegli sms che, a novembre 2016, è scattata un'inchiesta che all'alba di mercoledì, tra le province di Venezia e Napoli, ha portato 5 persone in carcere. Ad altre 2 è stato notificato l'obbligo di dimora e a un'altra, infine, il divieto di dimora in provincia di Venezia. 

Ecco come la droga entrava nel carcere di Venezia | DETTAGLI

Marea di droga nei parchi mestrini e a Marghera

I rivoli dello spaccio si sono ramificati e stabilizzati nel Veneziano, tanto che il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Claudio Lunardo, ha parlato di "emergenza su cui siamo costantemente impegnati". I due detenuti, un italiano e un albanese, erano riusciti attraverso un oggetto metallico a costruirsi in cella una sorta di lama di 8 centimetri attraverso cui, la sera, spostare l'armadietto in dotazione e impossessarsi dei 2 cellulari nascosti in una nicchia grattata nel muro. Di giorno carcerati modello, irreprensibili, di sera tutt'altro: erano loro che tenevano le fila del discorso, gestendo il mercanteggio di cocaina, eroina, hashish e marijuana tra Marghera e i parchi mestrini. 

Il comandante provinciale dei carabinieri, Claudio Lunardo

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Sequestro per 110 mila euro, 150 cessioni al giorno

Sono state ricostruite almeno 150 cessioni di stupefacente medie giornaliere, quantificandole per un valore totale di 110mila euro. Proprio l'ammontare del sequestro preventivo di beni "per equivalente" (finalizzato alla confisca) scattato all'alba: "Si tratta di una normativa relativamente recente - ha spiegato il colonnello Lunardo - in questo modo abbiamo colpito i pusher sul lato economico, ed è forse questo ciò che fa loro più male". Per esempio a casa di un fornitore di cocaina albanese, ora a Santa Maria Maggiore, sono stati requisiti 7mila euro in contanti. In totale ne sono stati sequestrati 15mila, segno che il giro, che si approvvigionava della "polvere" dal Napoletano (per questo è scattato un arresto nei confronti di D.V., 29enne campano di San Giorgio a Cremano) era ancora in piedi nonostante i due detenuti fossero stati trasferiti dal carcere lagunare nel 2017.

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Droga nei pannolini: mogli complici e bimbi "sfruttati"

Un ruolo non secondario ce l'aveva la moglie dello "spacciatore-detenuto": si sfruttavano i colloqui in carcere per riportare indicazioni e, questo è il sospetto, per introdurre lo stupefacente nella casa circondariale. Veniva nascosto negli effetti personali dei figli minori, compresi i pannolini. Nessuna guardia penitenziaria perquisirebbe un neonato. Il pannolino finiva nel cestino dopo essere stato cambiato e lì veniva recuperato da un detenuto addetto a questo tipo di pulizie, lo stesso (nel frattempo evidentemente punito) che apriva di notte i pacchi destinati ai detenuti, stoccati in una stanza del carcere, e consegnava la droga ai due pusher dietro le sbarre. A Santa Maria Maggiore sono stati sequestrati durante le indagini 2 smartphone, 4 schede sim, 2 caricabatterie, un centinaio di pastiglie di anabolizzanti e il coltello "artigianale".

Mercati principali a Mestre e Marghera

Il giro di droga principale, però, era quello all'esterno: 150 cessioni giornaliere non sono poche. Mano a mano il pubblico ministero Giorgio Gava, che ha coordinato le indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri e della polizia penitenziaria, ha fatto luce sui livelli superiori. La moglie del detenuto si riforniva dal fratellastro di quest'ultimo (specializzato in cocaina), mentre per l'eroina si rivolgeva a una donna veneziana e a un calabrese. Il "fratellastro" si gestiva per conto suo anche un giro di spaccio a Marghera.

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Il giro dei fratelli albanesi

E' stato scoperchiato un giro di una ottantina di clienti tra la città giardino e il Mestrino, con anche in questo caso la moglie che giocava un ruolo fondamentale: accompagnava il marito nel corso dei suoi "rifornimenti" e non mancava mai di portare anche il figlio di un anno. Il concetto è simile a quello dei pannolini: chi mai controllerebbe un bimbo? In questo modo si evitavano accertamenti delle forze dell'ordine. O almeno loro erano convinti di poterla fare franca, perché gli inquirenti avevano messo gli occhi sulla coppia da tempo, arrivando a scoprire livello superiore: la cocaina arrivava da due fratelli albanesi che operavano nella zona di Mestre (per loro una clientela di una quarantina di persone). Italiani, magrebini e cittadini dell'Est Europa collaboravano d'amore e d'accordo: a unirli il "dio denaro", senza curarsi granché degli effetti sociali di uno spaccio che si sviluppava al parco Albanese, al Bosco dell'Osellino, al parco Hayez e al "Bosco di Mestre", sfruttando come basi anche i bar attigui. In tutto nel corso delle indagini sono stati sequestrati 500 grammi di cocaina e 2 chili di hashish. Fino ad arrivare agli arresti scattati all'alba, anche con l'aiuto dell'elicottero del 112.
 

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