I gialli di Grisham e il tesoro nel borsone, la fuga del boss è finita dentro un armadio

'O Cimmino, capo clan camorristico, è stato arrestato a Sottomarina. Denunciato un manovale casertano che era con lui. Non usava il cellulare, ma i carabinieri gli erano vicini

L'arresto del boss

Quando i carabinieri hanno bussato alla porta di quell'appartamento non distante dalla caserma dei carabinieri, in viale Cristoforo Colombo a Sottomarina, dall'interno si è udita una sola voce: "Sono da solo", diceva la persona all'interno. Un modo per prendere tempo o un disperato tentativo di evitare i guai che venerdì sera si erano materializzati sul pianerottolo di un appartamento di un condominio clodiense. Erano i carabinieri della sezione Catturandi del comando provinciale di Napoli, i "cacciatori", come li chiamano nel capoluogo partenopeo. Sono arrivati in massa in territorio lagunare per stringere le manette ai polsi di Luigi Cimmino, detto "'O Cimmino", il boss del Vomero, quartiere "bene" di Napoli. 

IL BOSS: DALL'OMICIDIO DI SILVIA RUOTOLO AGLI APPLAUSI DOPO L'ARRESTO

SETTEMILA EURO NEL BORSONE

Il 55enne è ritenuto essere il boss dell'omonimo clan camorristico, praticamente disarticolato dai militari dell'Arma. A Napoli, infatti, nelle stesse ore è stato arrestato anche il genero di Cimmino, un 35enne. Entrambi erano ricercati per associazione a delinquere di stampo mafioso ed estorsione. Il boss si è allontanato dal suo "regno" attendendo notizie sulla sua vicenda processuale: scarcerato a luglio, dopo che la Cassazione aveva rigettato il ricorso pronunciando il nuovo arresto, si era reso irreperibile (DETTAGLI). Una parte della sua latitanza l'ha trascorsa anche a Sottomarina, l'ultima tappa del suo girovagare. Era rimasto in Italia, secondo le forze dell'ordine, per continuare a tenere le redini del clan attraverso suoi luogotenenti. Da noi, quindi, era di passaggio. Nessuna intenzione di mettere radici, braccato com'era dai carabinieri. 

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Tant'è vero che all'interno dell'appartamento nulla era stabile: al suo interno si trovava A.R., manovale fino a venerdì sera incensurato. Un cittadino casertano che stava dando appoggio a 'O Cimmino, ora denunciato per favoreggiamento. Accertamenti sono in corso anche su chi effettivamente pagasse l'affitto, visto che allo stato boss e "aiutante" non compaiono naturalmente tra i documenti. Novità "locali" potrebbero arrivare a breve da questo punto di vista. I "cacciatori" si sono presentati davanti all'appartamento, per poi fare irruzione. Tutto faceva intuire che lì erano in due gli inquilini e il manovale non si trovasse da solo. Sul tavolino due piatti di carta e i resti di una cena "volante". La Coca-Cola finita e due bicchierini del caffé. "Come mai ci sono due piatti?", è stato chiesto ad A.R.. Di risposta il silenzio, poi il tentativo: "Avevo un ospite, ma è andato via", ha dichiarato.

A quel punto i carabinieri sono entrati in camera da letto: vicino al comodino un borsone. Sopra al mobiletto un farmaco che le forze sapevano che doveva prendere Cimmino. Poi, ironia della sorte, una decina di gialli giudiziari di John Grisham. Di cui evidentemente il boss era grande amante. Di 'O Cimmino nemmeno l'ombra, finché non è stato aperto l'armadio. Il boss era lì. E' uscito e non ha opposto resistenza. La sua latitanza durata poco meno di un mese (iniziata quando la Cassazione si è espressa contro la scarcerazione) si è chiusa a poca distanza dal mare, in procinto di fuggire forse all'estero. Il confine non era poi così lontano: quei settemila euro in contanti in un borsone rosso sarebbero tornati molto utili.

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