Artigiani del Miranese alzano la voce: "Qui c'è troppo lavoro nero"

A farsi sentire è l'Associazione Artigiani e Piccole Imprese: "Noi siamo sottoposti a molti controlli, loro nemmeno uno. E' concorrenza sleale"

“Non versano i contributi, non pagano l’Inps, non sono iscritti alla Camera di Commercio. Nel Miranese ci sono sempre più lavoratori in nero, mentre noi siamo sommersi da normative e documenti. Questa è concorrenza sleale”. Ad alzare la voce sono gli artigiani edili del comprensorio, sempre più stufi di combattere con una burocrazia mastodontica quando ormai chiunque può improvvisarsi con dipinture, restauri e manutenzioni casalinghe. “Noi siamo obbligati a dimostrare la nostra regolarità contributiva con una mole pesantissima in termini di denaro e di incartamenti, intanto i lavori in nero spadroneggiano”: la presa di posizione arriva dall’Associazione Artigiani e Piccole Imprese del Miranese. “Questa situazione sta mettendo in ginocchio moltissimi imprenditori – spiega Nicola Bettin, capo della categoria “edilizia” per l’associazione -. Per lavorare servirebbero dei requisiti minimi. Chiediamo a gran voce la presenza di una qualifica da ottenere solo dopo aver fatto un preciso percorso professionale”.

Claudio Masiero, titolare dell’impresa Edilpiù di Salzano, lavora nel settore da 33 anni: “Il lavoro in nero è un problema crescente aumentato con la crisi, perché il committente guarda solo al risparmio. Così si perde in qualità e professionalità; spesso inoltre il privato non conosce i rischi che si prende portando a casa questi lavoratori, soprattutto in caso di infortuni. Quantificarli è impossibile proprio perché non sono rintracciabili. Manca un’efficiente rete di controlli specifici, viene penalizzato chi lavora regolarmente”.  Andrea Dal Corso, funzionario dell’associazione, allarga il concetto: “Quello edile è un settore troppo libero. Pensiamo anche ai costruttori e al boom di nuove lottizzazioni tra il 2000 e il 2006 in tutto il Miranese: molti si sono improvvisati impresari edili sfruttando un vuoto normativo e accedendo a mutui e finanziamenti con troppa libertà. I Comuni sono stati avvantaggiati con gli oneri di urbanizzazione, ma non c’era alcuna programmazione”.
 
Detto dei problemi, restano i numeri: nel comprensorio dal 2008 ad oggi il lavoro edile è diminuito mediamente del 30%, i ricavi sono calati addirittura oltre il 40percento. “Nel frattempo sono aumentate tasse e costi delle materie prime - spiegano Edi Pastrello di Scorzé (capo-categoria dei dipintori) e Nicola Cazzin (geometra con un’impresa a Mirano) -. Per un normale lavoro un’impresa guadagna il 5% quando va bene. In questo modo investire su attrezzature e personale è impossibile. Non si lavora più per guadagnare, ma solo per stare a galla e mantenere in piedi strutture ridotte all’osso”.

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