Involuzione delle scuole dell'infanzia a Venezia: "Da modello nazionale a pecora nera"

Un tempo si parlava di "modello Venezia", ora le scuole dell'infanzia chiudono o rischiano di chiudere. La consigliera Sambo chiede di prendere provvedimenti responsabili

Il Comune di Venezia ha da sempre avuto fra le sue priorità le politiche per l'infanzia, a tal punto da essere preso a modello da molti altri comuni. Si parlava addirittura di "modello Venezia": nel 2013, secondo i dati forniti dal Ministero, la città lagunare, a fronte di una spesa media per bambino di poco superiore alla media nazionale, offriva una qualità del servizio doppia rispetto ad altre città di pari dimensione.

La situazione era delle più rosee, con liste d'attesa che rasentavano lo zero, rapporto tra numero di maestre e bambini tra i più bassi a livello nazionale, laboratori innovativi e costante attenzione ai bambini con disabilità. Al giorno d'oggi, però, le cose sono cambiate: classi o asili interi chiudono o rischiano di chiudere perché non in grado di riaggiungere il numero minimo di iscritti. "Quegli stessi comuni che con Venezia costruivano le basi per un welfare d’avanguardia - tuona la consigliera Dem Monica Sambo - negli enti locali oggi vanno avanti su quella strada lasciando Venezia al palo".

"Solo per far un esempio, che dimostra come il Comune di Venezia stia diventando pecora nera - continua - avevamo sollevato da tempo la questione di realtà come Casa Aurora, Casa Pio X, Santa Maria della Pietà ed altre strutture che accolgono mamme in difficoltà e i loro figli. Questi bambini frequentano o dovrebbero frequentare le scuole o i servizi per l’infanzia del Comune di Venezia, per godere di un percorso normale di educazione e di socializzazione. Ma parte delle mamme ospitate non è residente a Venezia e di conseguenza, applicando il nuovo regolamento in modo rigido e miope, le stesse dovrebbero pagare la retta massima a prescindere dal reddito, e se loro o il Comune di appartenenza non possono pagare, il bambino viene escluso dal nido. Questo ha portato molte mamme a ritirare l’iscrizione dei loro bambini. Mamme in difficoltà maltrattate o tossicodipendenti".

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"Deve finire il tempo in cui questa Giunta - conclude - copre azioni di smantellamento di servizi dietro al paravento dei regolamenti o dei tagli  della Regione o del Governo. È il tempo delle responsabilità ed è il tempo delle scelte. Ed ogni cittadino poi potrà giudicare".

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