Anche le educatrici premono per il referendum sul decentrato: "Democrazia"

Assemblea venerdì pomeriggio al centro civico di via Sernaglia a Mestre. La Fp Cgil: "Si è parlato anche dello smantellamento del settore da parte del Comune, non lo permetteremo"

Continua il muro contro muro tra gran parte della rappresentanza sindacale dei dipendenti di Ca' Farsetti e la dirigenza del Comune. Ennesima giornata di assemblee in terraferma quella di venerdì. Stavolta a votare a favore dell'indizione di un referendum sul nuovo contratto decentrato firmato dalla Cisl di Venezia (le altre sigle si sono dette contrarie) sono state le educatrici, riunite al centro civico di via Sernaglia a Meste. Il personale di nidi e scuole d'infanzia si sono dichiarate disponibili a partecipare al referendum, con ciò anticipando un probabile voto negativo.

"Anche in questa occasione – dichiara Daniele Giordano, segretario generale Fp Cgil - abbiamo registrato un’altissima partecipazione e ancora una volta il voto a sostegno del referendum è stato a favore in maniera unanime. Il sindaco farebbe bene a rivedere le posizioni più volte dichiarate di ‘fare accordi con chi ci sta’ e di difendere la legittimità dell’accordo votato da soli 14 dipendenti. Noi martedì prossimo cominceremo a far esprimere sui contenuti di questo decentrato i lavoratori tramite referendum perché per noi democrazia significa sentire il parere di tutti, non di una sparuta minoranza".

L’assemblea ha anche affrontato i problemi di organizzazione del lavoro presenti nei servizi educativi, dopo la riorganizzazione voluta dal Comune: "È pazzesco – afferma Giordano - che, a fronte anche delle ultime dichiarazioni dei genitori a mezzo stampa, questa amministrazione continui a ripetere che non c’è nessuna emergenza. Ci chiediamo dove vivano, probabilmente sono rimasti a Tenerife anche dopo il torneo della Reyer. È paradossale, ancora, che il sindaco pensi di assumersi il merito della più che positiva valutazione data dai genitori ai servizi educativi quando sono i genitori stessi a precisare che la tenuta e gli alti standard di nidi e materne sono mantenuti grazie al personale, e non all’amministrazione. Ed è offensivo che pensi di comprare con 30 euro a spostamento il consenso di lavoratrici dalla indubbia professionalità e serietà che hanno reso i servizi educativi veneziani un modello per tutta Italia".
 

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