«Il sangue è un salvavita, ma non è più sufficiente». Un tavolo contro l'emergenza

Avis chiama a raccolta tutti i Comuni del Miranese per aumentare il numero dei donatori e delle donazioni. «Dati di giugno sul calo delle sacche di plasma, preoccupanti. Servono fidelizzazioni»

Foto del tavolo Avis, Ulss3 e Comuni di Avis Mirano

Non più un'urgenza. Ma un'emergenza. Tanto da chiamare a raccolta 7 sindaci: Santa Maria di Sala, Martellago, Salzano, Noale, Mirano, Spinea e Scorzè, l'Ulss3, i dirigenti Avis e le associazioni di donatori di sangue del Miranese, attorno a un tavolo martedì, a villa Belvedere a Mirano. Obiettivo: «invertire il calo, costante e preoccupante, di donazioni di plasma» spiegano i donatori delle Avis. I dati miranesi sulle sacche di sangue, di giugno 2019, rispetto a un anno fa, hanno fatto registrare una perdita di 150 sacche, -2,5%, in un panorama provinciale di -1%, secondo i dati di Dono&Vita, il periodico Avis regionale. Mentre prima del 2014 la provincia di Venezia riusciva a coprire perfino il fabbisogno di altri territori, come Padova, oggi riesce a pelo a soddisfare le sue necessità. «Il sangue - spiega il presidente dell'Avis del Veneziano, Tito Livio Peressutti - è un farmaco salvavita. Lo possiamo utilizzare solo se lo accumuliamo dagli esseri umani. Ci sono oggi obiettivi che non riusciamo più a raggiungere per poter dare le cure necessarie. Stiamo andando in sofferenza». 

Il Veneziano e le proposte

«Nel primo semestre 2018, a livello di provincia veneziana, erano state registrate 20841 sacche di sangue. Nello stesso semestre del 2019 le sacche, a giugno, sono 19848, 993 di meno»,  dice il primario del servizio trasfusionale Ulss3, Gianluca Gessoni. Portare le persone ad associarsi, questo è il problema: la fidelizzazione. La donazione di sangue è un impegno. Associarsi significa rimanere a disposizione per le necessità: incidenti, trapianti, e c'è una struttura, Avis, che coordinata con la sanità la raccolta e le necessità. Poi vengono chiamati gli associati, periodicamente, e vengono sempre controllati. «È necessario allargare la base dei volontari. Abbiamo anche esteso il limite dai 18 ai 65, fino ai 70 anni», spiega Giorgio Brunello, presidente Avis della regione Veneto. Ma «occorre lavorare sui concetti di dono e servizio - sostiene il direttore dell'Ulss3 Giuseppe Dal Ben -. Chi dona fa un servizio. E questo è il substrato che porta alle azioni concrete».

I depliant ai Comuni

«Occorre trovare, con un lavoro di squadra allargato anche alle amministrazioni, un modo per andare a incidere sulle abitudini di vita delle persone, fino a far diventare la donazione di sangue uno status normale dei cittadini - dice Peressutti -. Al momento del rilascio del certificato elettorale per la prima volta, ai 18enni, si potrebbe consegnare anche un depliant, contenente spiegazioni e informazioni sul come e perché diventare donatori. Stessa cosa durante i rinnovi della carta d'identità ai cittadini», come fa il Comune di Noale, ad esempio. «Già avviene per le donazioni di organi - ricorda la presidente Anci Veneto, Maria Rosa Pavanello, al tavolo dei Comuni del Miranese -. Siamo diventati una regione virtuosa, nel quadro però di una normativa nazionale che ha sostenuto il lavoro dei Comuni nella raccolta delle adesioni». Secondo le associazioni Avis, i Comuni dovrebbero lavorare su un modello informativo da adottare tutti, e da far consegnare a cura delle anagrafi o degli uffici elettorali.

I nuovi cittadini

Oltre alle feste, alle sagre, agli eventi, in cui già la maggior parte dei Comuni ha raccontato di aver avviato esperienze di diffusione di banchetti dell'Avis, per informazioni e raccolta di adesioni, il sindaco di Noale, Patrizia Andreotti, si è soffermata sulla cittadinanza, in quadro di costante invecchiamento della popolazione che mette in difficoltà, certamente, anche le donazioni di plasma. «Stiamo lavorando per dare cittadinanza a famiglie straniere già insediate stabilmente sul territorio, appartenenti allo Stato italiano. Al 95% a Noale si tratta di giovani coppie con figli. Alle stesse trasmettiamo l'importanza del tema della salute, dello scambio, e dell'impegno civico, come può essere donare sangue. Inutile nascondersi dietro al fatto che due classi delle elementari non le avremmo costituite a Noale, se non ci fossero stati bambini stranieri. Queste persone diventano parte integrante delle nostre comunità, per la sopravvivenza delle stesse».

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