La bici elettrica si rompe, lui si frattura la gamba: l'azienda nega il difetto di fabbrica

La battaglia di un mirese con Studio 3A per essere risarcito. Il rivenditore conferma il problema alla bicicletta nuova ma l'azienda nega di avere responsabilità

A novembre aveva speso 880 euro per acquistare una bici elettrica da utilizzare per recarsi al lavoro. Ma appena tre settimane dopo il mezzo lo ha tradito: a causa del bloccaggio della ruota anteriore, il malcapitato è volato in avanti, rovinando sull’asfalto, e si è fratturato una gamba. L'azienda disconosce il difetto di fabbricazione e nega ogni responsabilità nel sinistro. Sono ormai quattro mesi che un 42enne di Mira e Studio 3A, a cui si è affidato, si stanno battendo per ottenere un equo risarcimento per i danni materiali e soprattutto fisici riportati a causa di una imprevista e rovinosa caduta successa il 4 dicembre 2018, poco dopo le 20, in via Riscossa, sempre a Mira.

I fatti

L’uomo stava tornando a casa dal lavoro in sella alla bicicletta che aveva acquistato due settimane prima. All’improvviso, però, la ruota anteriore del mezzo si è bloccata a causa di un difetto del piolo di aggancio del freno anteriore sinistro, come si scoprirà poi. Il bloccaggio ha fatto da “leva” e il conducente è letteralmente volato per terra, danneggiando il velocipede ma, soprattutto, riportando lesioni pesanti. Dopo essersi rialzato a fatica, aiutato da un passante, l'uomo è riuscito a raggiungere a piedi la sua abitazione, che distava poche centinaia di metri, ma i dolori ad una gamba in particolare erano sempre più forti e così l’indomani mattina si è fatto accompagnare al pronto soccorso di Dolo, dove le radiografie hanno constatato la frattura del piatto tibiale del ginocchio sinistro, per una prognosi di almeno trenta giorni. Il 42enne è stato subito ricoverato nel reparto di Ortopedia e si è dovuto sottoporre a un intervento chirurgico.

«Difetto di costruzione»

L'uomo, per farsi risarcire dei danni fisici oltre che materiali alla bicicletta elettrica, si è quindi rivolto a Studio 3A-Valore S.p.A., che ha innanzitutto raccolto tutta la documentazione. Oltre ai certificati medici, è stata acquisita la testimonianza del passante che l’aveva soccorso e che aveva visto tutta la scena, notando subito come il blocco del freno anteriore fosse incastrato nella ruota. E, soprattutto, dopo avergli fatto vedere il velocipede, è stata aggiunta al fascicolo la dichiarazione del rivenditore, che ha convenuto sul fatto che «la rottura è da considerarsi un difetto di costruzione con conseguente distacco della parte di fissaggio del leveraggio freno saldato alla forcella». La stessa conclusione a cui sono peraltro giunti anche gli esperti di Studio 3A.

Richiesta danni rifiutata

A quel punto è stata pertanto presentata una dettagliata richiesta danni alla casa produttrice, considerato peraltro che la bici a pedalata assistita era abbondantemente in garanzia. Nonostante tutte le prove esibite, i tecnici dell’azienda non hanno voluto riconoscere il difetto di fabbrica, asserendo addirittura che sarebbe stato il proprietario a rompere il blocco-freno. Nei giorni scorsi la compagnia di assicurazione ha formalmente negato il risarcimento sostenendo che «dagli accertamenti effettuati non è emerso alcun elemento di responsabilità a carico della nostra assicurata».

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