Il gruppo Benetton contestato al career day di Ca' Foscari

Il collettivo Lisc ha fatto irruzione alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista. L'ateneo ha replicato: «Protesta ideologica e inconsistente». L'azienda: «Preoccupati da questa violenza»

Il collettivo universitario Li.S.C. ha bloccato il Career Day organizzato questa mattina da Ca' Foscari alla Scuola Grande di San Giovanni Evengelista. Presa di mira, in particolare, la scelta dell'ateneo di invitare tra le aziende il gruppo Benetton che, secondo gli attivisti, «ha accumulato un patrimonio di 3,4 miliardi grazie allo sfruttamento dei territori, dell'ambiente e dei lavoratori». Gli studenti non sono nuovi a blitz di questo tipo: lo scorso anno fu preso di mira lo stand di Booking, nel 2017 quello di Costa Crociere.

La replica di Ca' Foscari

Dopo quasi due ore di chiusura del banchetto di Benetton, il collettivo ha richiesto ai vertici dell’ateneo di raggiungere la sala dove si stava svolgendo l'evento, per spiegare la scelta di dare spazio a Benetton. Stando a quanto raccontato dal collettivo, il rettore avrebbe scelto di non prendere una posizione. Più tardi Ca' Foscari ha diffuso una replica ufficiale, parlando di «una protesta ideologica quanto inconsistente». «La questione del "filtro etico" nei rapporti con le aziende esiste, ed è concreta - ha scritto l'ateneo - e non a caso è attiva da tempo una commissione cui spetta il compito di valutare i rapporti con imprese, istituzioni e Stati nel caso in cui questi rapporti comportano finanziamenti all'università. Altra cosa sono i Career Days, che rappresentano uno degli strumenti più efficaci a servizio di una delle funzioni principali della nostra missione universitaria, volta a favorire l'orientamento al lavoro e la crescita professionale dei nostri studenti. Riguardo la contestazioni di oggi, non si rileva alcun nesso di causalità o relazione tra quanto viene presunto dal collettivo LISC a carico delle aziende verso cui si rivolge la protesta, e l'impedire il contatto tra studenti e aziende, sulla base delle motivazioni, astratte e decontestualizzate addotte da chi protestava; ed è nocivo per i soli studenti che avrebbero voluto avere accesso al servizio che Ca' Foscari offre e vuole continuare a offrire loro con questo tipo di iniziative».

Benetton: «Violenza preoccupante»

L'episodio è stato commentato anche da Benetton: «Il team di recruiting dell’azienda è stato aggredito verbalmente da un gruppo di presunti attivisti che ha inveito violentemente nei confronti dell'azienda con dichiarazioni offensive anche personali. Allo stesso modo è stato imbrattato con il colore rosso sia lo stand che tutto il materiale utilizzato per lo svolgimento della giornata in quella sede. L’università ha offerto una location alternativa dove il team ha potuto proseguire il proprio lavoro con i numerosi giovani che si sono presentati e che credono nel loro futuro. L’azienda si dichiara sconcertata e preoccupata per la violenza di quest’episodio, in particolare se si considera il contesto che gode di tutt’altre connotazioni e si fonda sul dialogo e rapporto civile con i ragazzi. È solidale con i suoi dipendenti che hanno continuato a lavorare nonostante l’aggressione accogliendo la fila di giovani presenti che ha aderito all’iniziativa».

Li.S.C. contro Benetton

Sulla presentazione del Career Day si legge che «Benetton Group è […] un gruppo responsabile che progetta il futuro e vive nel suo tempo, attento all’ambiente, alla dignità delle persone e alle trasformazioni della società». Ma non sono dello stesso avviso i membri del collettivo, che spiegano in nota come Benetton «dal 1991 abbia un contenzioso aperto con i popoli Mapuche che ha causato la rimozione violenta di interi villaggi, la militarizzazione delle aree di proprietà della holding, nonché la morte e sparizione di diversi attivisti tra cui Santiago Maldonado. Per il pascolo delle proprie pecore da lana, Benetton ha espropriato 900mila ettari al confine tra Cile e Argentina: terre che appartenevano alle popolazioni indigene, cacciate per sempre dalle loro case e dai loro villaggi». Il gruppo Benetton, proseguono gli attivisti, «è stato denunciato in Turchia per sfruttamento minorile. In Bangladesh, 1129 operai hanno perso la vita nel crollo di un laboratorio tessile che riforniva anche Benetton. Da ultimo, in Italia, Benetton è responsabile della mancata manutenzione del Ponte Morandi a Genova, durante il cui crollo sono morte 43 persone».

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