Bocciato ampliamento impianto Alles, stop ai rifiuti a Marghera

Il Tar ha dato ragione a comitati, associazioni e Comune di Venezia e Mira, cancellando la delibera regionale che autorizzava il revamping

Marghera ha già abbastanza rifiuti e certo non vuole che ne arrivino altri, magari da mezza Penisola e pure pericolosi: il Tar del Veneto ha infatti bocciato il revamping di Alles, società costola di Mantovani che a Marghera si occupa di smaltimenti. L'impianto di terraferma sarebbe dovuto essere ampliato con delibera regionale, ma, come riporta la Nuova Venezia, il tribunale amministrativo regionale ha dato ragione ai comitati, alle associazioni ambientaliste e alle amministrazioni di Mira e Venezia che da sempre si sono battute per bloccare il progetto.

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STOP ALLE SCORIE – La sentenza è stata depositata il 10 luglio, dodici mesi dopo la sospensione di un anno stabilita sempre dal Tar lo scorso agosto. Stando alle dichiarazioni dell'ex assessore all'Ambiente di Ca' Farsetti, Gianfranco Bettin, si tratta di una vittoria importante perché l'ampliamento dell'impianto Alles avrebbe non solo aumentato la quantità di rifiuti da trattare, ma soprattutto avrebbe allargato l'area di provenienza delle scorie e aperto la strada all'arrivo di materiali pericolosi da smaltire in città, rendendo di fatto Marghera una sorta di “pattumiera” d'Italia, proprio mentre si moltiplicano gli sforzi per trasformare la zona in un polo di industria e attività sostenibili. La decisione del tribunale è stata presa non solamente in vista del parere contrario di Comune e Provincia, ma specialmente perché il progetto di revamping “non era un mero adeguamento dell’impianto esistente” e anzi avrebbe permesso “una significativa modifica del numero di codici autorizzati e di operazioni autorizzate”. Non sarebbero poi state rispettate le procedure regolari, che in questo caso prevedevano l'autorizzazione edilizia della Provincia, il via libera del ministero dell'Ambiente, visto che l’impianto ricade nell’area Sin di Porto Marghera, e, infine, il semaforo verde dell’Osservatorio Rifiuti dell’Arpav, che avrebbe dovuto stabilire se gli impianti fossero indispensabili specialmente alla luce del principio di prossimità tra luogo di produzione e luogo di smaltimento dei rifiuti.

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