Giovani pagati in nero al call center a San Donà: imprenditore finisce nei guai

Due società attive nella vendita di tappeti che fanno capo allo stesso uomo d'affari avrebbero sviluppato un giro di "nero" da 410mila euro in 5 anni. 34 i lavoratori irregolari accertati

Un giro di "nero" accertato (ossia quanto corrisposto ai lavoratori, poi bisogna aggiungerci l'evasione delle imposte) che si aggirerebbe sui 410mila euro, frutto di assunzioni irregolari e pagamenti fuori busta soprattutto nei confronti di giovani in cerca di lavoro. Un'organizzazione che durava dal 2011 e che, al termine dei controlli della guardia di finanza di San Donà, ora comporterà di sicuro multe molto salate da pagare all'erario. I controlli delle fiamme gialle sono scattati nei giorni scorsi nei confronti di due società, entrambe gestite dal medesimo imprenditore residente a Torre di Mosto, attive nella vendita a domicilio di tappeti a San Donà.

Per procurare ai vari agenti appuntamenti con la clientela, le due imprese si erano dotate, come da prassi commerciale, di un apposito “call center” interno, sul quale si sono concentrate le attenzioni dei finanzieri. O meglio, questo call center era interno alla prima azienda, ma a partire dal 2016 era stato esternalizzato a una seconda realtà societaria riconducibile sempre allo stesso imprenditore. Durante i sopralluoghi si è constatato come il numero delle persone che ogni giorno (quindi in maniera "stabile") si recava al lavoro fosse di gran lunga superiore al numero di addetti ufficialmente assunti (che non erano più di due o tre). Anche quando i finanzieri sono entrati negli uffici sarebbe stato evidente che quelle persone erano intente a procacciare appuntamenti a domicilio.

"Sono seguite quindi le domande di rito ai presenti, con riguardo al loro profilo d’impiego - dichiarano in una nota i baschi verdi - Le risposte del personale e le evidenti discrasie con la documentazione ufficiale tenuta ai fini fiscali, previdenziali e assicurativi da parte delle due imprese, hanno fatto emergere un quadro di complessiva irregolarità, sin dal 2011, dei rapporti di lavoro riscontrati dai finanzieri". In genere si faceva ricorso a giovani assunti "in nero" o comunque in maniera irregolare. Gli impiegati sarebbero stati anche all’oscuro del cambio di datore di lavoro, verificatosi all’inizio del 2016, col passaggio nella gestione del call center da una società all’altra. 

Al termine delle indagini i finanzieri avrebbero accertato la presenza di 26 persone impiegate del tutto in nero e di altre 8 assunte o retribuite in maniera irregolare. Le paghe ufficialmente attribuite sarebbero state inferiori al 20% dell’importo realmente corrisposto “fuori busta”. "L’ammontare complessivo del “sommerso” accumulato negli anni è stato quantificato in circa 410 mila euro - sottolinea la Finanza - Tutta la documentazione acquisita verrà posta a disposizione della competente Direzione Territoriale del Lavoro per gli approfondimenti di competenza".

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Spot
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Sempre per tutelare i giovani lavoratori, le fiamme gialle di recente hanno scoperto che in un bar del centro di San Donà, molto frequentato per il suo dehors, erano impiegati 10 lavoratori in nero. Anche in questo caso sono scattate pesanti sanzioni. 
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Gli aggiornamenti sul contagio in Veneto e in provincia la sera dell'1 aprile

  • Addio ad Ambra, morta a 31 anni

  • Ricoveri e decessi: gli aggiornamenti del 31 marzo sera

  • Bollettino contagi e ricoveri per Covid-19 domenica mattina, regione e provincia

  • Ricoveri e decessi, gli aggiornamenti di oggi

  • Il bollettino Covid-19 del 3 aprile sera: ancora morti, calano i ricoveri

Torna su
VeneziaToday è in caricamento