Ater vende 1500 case agli assegnatari ma la Regione dovrà alzare l'Isee

Inquilini con soglie a 20 mila difficilmente potrebbero acquistare. Mentre altri lo vorrebbero perché l'affitto può essere meno conveniente del mutuo. Sono 1800 appartamenti nella Città metropolitana

Raffaele Speranzon, Simone Zanardi, Francesco Casarin

Un patrimonio di 1800 case, nella Città metropolitana di Venezia, potrebbere essere messo in vendita dall'Ater, attraverso un piano di alienazioni che andrà all'esame, assieme alle modifiche alla legge 39 del 2017, al tavolo regionale. Quasi la metà delle case in questione si trova nella terraferma del Comune di Venezia, 828 abitazioni, nessuna al momento in centro storico. Oltre 1500 case sono abitate e possono essere acquistate solo dagli inquilini assegnatari, da almeno 5 anni residenti; 252 sono sfitte. Anche coloro che vi abitano da meno di 5 anni, pur non potendo ancora presentare domanda, iniziano a far decorrere il periodo necessario.

Introiti

Gli introiti dell'operazione ammontano, secondo Ater, a circa 9 milioni di euro. Discorso a parte per l'asta immobiliare che, pur rientrando in questo disegno, sarebbe destinata a ogni tipo di acquirente e riguarderebbe le 252 case vuote. Preminenza, nel piano di alienazioni approvato dal consiglio di amministrazione dell'azienda territoriale dell'edilizia, presentato martedì dal presidente Raffaele Speranzon, dal dirigente dell’Area Tecnica, Simone Zanardi, e dal responsabile del Servizio Patrimonio, Francesco Casarin, avrebbero i contesti misti. Stabili composti da case pubbliche e private che coesistono con difficoltà. Obiettivo è agevolare le vendite. Perché lavori e finiture che i privati vogliono fare spesso non sono compatibili con gli standard Erp, o non sono alla portata.

L'Isee e le politiche

Resta l'interrogativo sulla soglia Isee se, come ha fatto intendere l'assessorato al Sociale regionale, con buona probabilità, saranno accolte le richieste dei comitati e dei sindacati per la casa, con un innalzamento della soglia. Il limite di 20 mila euro, inizialmente previsto dalla Regione, e ad oggi applicato anche per la permanenza, difficilmente fa pensare a inquilini che possano permettersi un mutuo per comprare l'abitazione in cui vivono. Fosse anche solo per 50 mila euro. Questo il prezzo applicato, con anticipo di circa la metà della somma e diminuzione sul prezzo del 20%, per case con valore medio di 62 mila euro. L'operazione è in linea con l'ultimo piano vendite Ater realizzato tra il 2013 e il 2018, con dismissione di 150 case. I 252 immobili sfitti, che andranno all’asta pubblica, avranno valore medio di 55 mila euro.

Soglie e diritti

Famiglie con Isee più alti, il cui affitto è già aumentato esponenzialmente, facilmente potrebbero ritenere più conveniente rivolgersi al mercato privato per l'acquisto, invece. Se hanno ricevuto la lettera che li obbliga a rientrare nei parametri di assegnazione dell'alloggio a canone agevolato entro due anni, pena la decadenza, «nel corso dei 24 mesi - dice il presidente Speranzon - gli inquilini, ancora residenti negli appartamenti Erp, e di fatto ancora nel loro diritto, per noi dovranno essere ammessi dalla Regione a fare richiesta di acquisto, perché è nella finalità dell'Ater riuscire a recuperare somme da dedicare alla manutenzione straordinaria di quella parte del patrimonio immobiliare che necessita di interventi importanti, e non ha i finanziamenti». Altri, non molti, inquilini con Isee totalmente incompatibili, con case di proprietà o somme da centinaia di migliaia di euro in conti bancari, verranno sospesi immediatamente dal beneficio della casa Ater, spiega Speranzon, prima dei due anni, quindi non potranno più diventarne proprietari. Resta da capire, anche in questo caso, la soglia della esclusione immediata. Quella da 20 a 30 mila euro è una forchetta notevole. All'interno di questa inserire modifiche anche minori, ad esempio di 5 mila euro, può spostare dentro o fuori migliaia di persone, modificando i diritti e dando o meno la possibilità di realizzare politiche di dismissione degli immobili. 

Vendite anche in centro storico

Circa 9 mila e 800 sono in totale le case Erp - un migliaio non sono di proprietà Ater (gestite da altri enti come i Comuni) - nella Città metropolitana. Nel Comune di Venezia sono 5500 circa, metà in terraferma e metà in centro storico. Queste ultime sono quelle che richiedono spese enormi di manutenzione e restauro, «cerchiamo di capire dove attingere risorse finanziarie per manutentare gli immobili, ma la legge 39 del 2017 toglie i vincoli e mette nelle condizioni di poter discutere di alienazioni anche di immobili di pregio, a Venezia e isole, ovviamente al di fuori dalle logiche di speculazione turistica - spiega Speranzon -. L'ottica è quella di poter restaurare 6-7 appartamenti e renderli disponibili, con le entrate realizzate dalla sola vendita di un alloggio in centro storico, che non possiamo sistemare, per i costi elevati, né possiamo affittare, e rimane chiuso andando in depauperamento. Oltretutto, in centro storico e isole stiamo facendo scelte politiche per aumentare i residenti, in condizioni di sicurezza e decoro». 

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Età degli immobili

Cavarzere e San Donà i Comuni con il più alto numero di case vendibili. Molte sono a Mestre e Marghera. Non ci sono invece case in vendita Erp a Cinto Caomaggiore, Pramaggiore, Teglio Veneto e Annone Veneto. Spesso si tratta di contesti misto residenziali. Le case in questione, vendute agli inquilini assegnatari, devono essere destinate a residenza per 5 anni, e per lo stesso arco di tempo non possono essere vendute. Sono immobili per il 13% realizzati prima dell’anteguerra (1945), per il 45% costruite tra il 1946 e il 1970, e per il rimanente 42% tra il 1971 e il 1989. Al momento, oltre all'approvazione del piano vendite, si attende che la giunta regionale definisca la nuova, o le nuove soglie Isee, in caso di differenziazione.

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