Ipab: «Riforma al palo». Assistere i parenti anziani come un bene di lusso

Sigle Cgil, Cisl e Uil al palazzo della giunta regionale martedì alle 11, quando sarà presente Zaia. Mobilitazione e firme per riportare l'assistenza pubblica al centro dell'agenda del welfare

Manifestazione per riforma Ipab, archivio

A dicembre sarà trascorso un anno dalla manifestazione del 18 dicembre scorso, con la contestazione acquea e contemporaneamente il corteo via terra, che portò centinaia di pensionati alla sede del Consiglio regionale, a palazzo Ferro Fini, a protestare per una riforma degli istituti di pubblica assistenza. Martedì 22 ottobre Cgil, Cisl e Uil torneranno a marciare con picchetti e striscioni fino ad arrivare, per le 11, a palazzo Balbi, la sede della giunta regionale, quando ci sarà anche il presidente Luca Zaia, per chiedere una legge, dopo i 13 progetti mai andati in porto negli anni. Veneto e Sicilia, ricordano le sigle confederali, sono le uniche regioni a non ancora varato, dopo 20 anni, un provvedimento. 

I dati

La presa in carico della popolazione anziana e non autosufficiente, in crescita esponenziale, senza un sistema pubblico e accessibile si rovescia esclusivamente sulle famiglie e i parenti, gravati da costi e responsabilità spesso non sostenibili. Una situazione che rischia di esplodere. Una condizione che mette a dura prova quanti non hanno mezzi e possibilità per sostenerla. Secondo i dati Istat, per il Veneto, sono circa 230 mila le persone (cioè il 20 per cento degli over 65) potenzialmente a rischio di perdere la propria autosufficienza. La regione risulta tra le più attrezzate per rete di strutture e servizi per anziani, con un’offerta gestita per metà da enti pubblici, o a contributo pubblico. Nel 2030 i non autosufficienti saranno 270 mila, e tra vent’anni, nel 2040, saliranno a 318 mila. Solitudine, patologie croniche e demenze incideranno sullo stato di salute degli over 75 e l’attuale copertura dei servizi si rivelerà insufficiente.

Le manifestazioni

A giugno di quest'anno erano arrivate a quota tre le manifestazioni organizzate dai sindacati, sempre al Consiglio regionale del Veneto, per invocare una presa in carico della riforma da parte della Regione. Una tregua ha avuto luogo a maggio scorso, quando l'assessore al Sociale Manuela Lanzarin ha annunciato di essere al lavoro per un piano triennale, 2019-2023. Un tavolo convocato in quel periodo in Azienda Zero, con gli attori pubblici e privati del sistema socioassistenziale, aveva fatto il punto della situazione. La residenzialità per terza e quarta età, finanziata ogni anno con oltre 500 milioni di euro dalla Regione, conta 31 mila posti letto, di cui circa 30 mila accreditati: 48% gestiti da Ipab e 18 per cento da fondazioni, il 12 per cento da società private, l’8 da cooperative, il resto da enti religiosi, Comuni, Comunità montane, partecipate di enti locali o aziende sanitarie. Per Cgil Cisl Uil la disparità fiscale tra strutture pubbliche e private (a svantaggio delle prime) sta producendo trasformazioni degli enti pubblici in fondazioni, o esternalizzazioni dei servizi, mentre un quarto della popolazione interessata non riesce a permettersi le rette. 

L'annuncio

«Stiamo mettendo a fuoco la situazione regionale della non autosufficienza - aveva annunciato la Regione -. Tra i problemi c'è l’eterogeneità dell’offerta erogata nelle diverse Ulss e la sostenibilità dei costi di gestione. Entro l’estate presenteremo a tutti gli attori del sistema socio-assistenziale la riforma che questa amministrazione ha in mente». Ma a oggi non sono state comunicate novità.

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