Il centro antiviolenza di Venezia compie 25 anni. Nel 2018 si è curato di 253 donne vittime

Nel 61% dei casi l'autore dei maltrattamenti è il coniuge o partner. I numeri del servizio comunale

Villa Franchin, sede del centro donna

È da 25 anni che il centro antiviolenza del Comune di Venezia lavora al fianco delle donne vittime di maltrattamenti. Il traguardo arriva in concomitanza con la Giornata Onu contro la violenza sulle donne, che si celebra in tutto il mondo il 25 novembre.

Storia del servizio

Prima, e per lungo tempo unica esperienza istituzionale in Italia, il centro antiviolenza nasce in forma sperimentale il 20 ottobre 1994 all’interno del Centro Donna e viene poi confermato come servizio del Comune di Venezia a partire dall’anno successivo. Nel tempo si è sviluppato in un’organizzazione complessa, capace di dare maggiore forza ai progetti individuali di ogni singola donna ma anche di incidere maggiormente in termini di sensibilizzazione. Attualmente conta su un’equipe di lavoro formata 10-15 professioniste esperte di strumenti di contrasto della violenza di genere, composta da dipendenti del Comune e operatrici del privato sociale della cooperativa “La Esse” (tramite affidamento di gara). L’équipe è composta da assistenti sociali, psicologhe, educatrici e consulenti legali che lavorano in sinergia con altri servizi pubblici e privati del territorio. Il servizio, gratuito e riservato, è dedicato alle donne che vivono o hanno vissuto maltrattamenti e violenze e cercano sostegno in un progetto di uscita, nel segno della promozione di una cultura di genere.

Cosa fa

Il centro antiviolenza è aperto 5 giorni alla settimana e si compone di più dispositivi per la sicurezza e l’empowerment delle donne:
- due case rifugio per dare ospitalità temporanea, anche per i figli minori, nell’ambito di un programma personale di recupero e inclusione sociale, che quest’anno hanno ospitato in tutto 36 persone tra donne sole o con i loro figli e figlie.
- un servizio di reperibilità H24 in collegamento con il pronto soccorso dell’ospedale dell’Angelo di Mestre e quello di SS. Giovanni e Paolo di Venezia che collabora con il numero verde nazionale 1522. Grazie ad un accordo con l’azienda sanitaria, i 2 pronto soccorso possono attivare telefonicamente le operatrici del centro antiviolenza H24 e 365 giorni all’anno in modo da metterle in contatto in tempo reale con ciascuna donna vittima di violenza che si reca in ospedale per cure a seguito di aggressione. In media ci sono 2 attivazioni ogni settimana.
- lo sportello donne al lavoro: il Centro affianca le donne in un concreto percorso di autonomia ed emancipazione economica; dall’inizio del 2019 sono stati attivati 7 tirocini lavorativi retribuiti.
- attività di formazione rivolta agli attori sociali, in particolare alle forze di polizia, alle associazioni del territorio, agli operatori dell’Ulss 3 e, nel 2019, alle forze di polizia locale.

Particolare attenzione viene dedicata alla prevenzione, attraverso percorsi nelle scuole per favorire il dialogo tra i ragazzi sui temi delle pari opportunità di genere e sulla violenza di genere, offrendo loro opportunità per far sperimentare in prima persona le conseguenze degli stereotipi di genere. Nell’anno scolastico 2018-2019 sono stati 5 gli istituti del territorio coinvolti con 20 classi, per un totale di circa 400 studenti raggiunti, ma sono già 20 gli interventi richiesti ad oggi per l’anno scolastico 2019-2020, proposti nell’ambito dei laboratori di sensibilizzazione del progetto dedicato agli studenti e denominato “Ferite invisibili”.

I dati (2018)

Sono state 253 le donne vittime di violenza, per il 60% italiane, che si sono rivolte al centro (152 nuove donne + 101 con progetto aperto nel 2018). Di queste quasi il 50% è coniugata, il 30% nubile, mentre per quanto riguarda il grado di istruzione prevalgono le donne con istruzione superiore (32% scuola secondaria di secondo grado + 28% laurea).

La tipologia di violenza più ricorrente è quella psicologica (39%), seguita da quella fisica (35%) ed economica (18%).

L'autore della violenza è nel 61% dei casi il convivente (coniuge o partner) o ex convivente (28%).

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Significativo anche il dato relativo al numero di donne e minori ospiti delle case rifugio, che sono passate da 13 nel 2018 a 36 nel periodo da gennaio a ottobre del 2019. Un dato il cui aumento testimonia una maggiore consapevolezza e fiducia delle donne nelle istituzioni, il cui ruolo - evidenziano le operatrici - è stato reso più efficace negli ultimi anni grazie alle nuove disposizioni normative in materia di tutela delle donne, primo fra tutti il recente Codice rosso.

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