Cesare Battisti ammette i quattro omicidi

L'ex terrorista interrogato in carcere. Tra le vittime anche Lino Sabbadin, di Santa Maria di Sala. Il figlio: «Un passo avanti»

(Ansa)

L'ex terrorista Cesare Battisti «ha ammesso tutti gli addebiti, ossia i quattro omicidi, tra cui due dei quali è stato esecutore». Lo ha rivelato il procuratore di Milano, Francesco Greco, spiegando che Battisti ha ammesso le sue responsabilità nell'interrogatorio tra sabato e domenica nel carcere di Oristano davanti al pm di Milano Alberto Nobili, a capo del pool dell'antiterrorismo. 

La storia

«Ha sostenuto che era una guerra giusta», quella portata avanti quando aveva 22 anni, ma dopo 37 anni di latitanza e l'arresto in Bolivia, Nobili ha detto che Battisti «ha chiesto scusa per il dolore che ha arrecato ai familiari». Una delle vittime degli omicidi era Lino Sabbadin, ucciso a Santa Maria di Sala il 16 febbraio 1979. Nell'uccisione del macellaio Sabbadin, Battisti fece da copertura armata al killer Diego Giacomini. Adriano Sabbadin, figlio di Lino, ha commentato così l'ammissione di oggi: «È un passo avanti, una conferma della sua colpa. Spero che non ammetta gli omicidi per altri motivi, magari per ottenere una indulgenza dai giudici che non merita».

La latitanza

Battisti, nato nel 1954 a Cisterna di Latina, è stato condannato in contumacia a due ergastoli in Italia per quattro omicidi, due compiuti materialmente e due in concorso con altri. Dopo la condanna a dodici anni in primo grado era riuscito ad evadere dal carcere e a fuggire in Francia, per poi raggiungere il Messico. Tornato in Francia nel 1990, Battisti ha goduto di protezione della cosiddetta «dottrina Mitterrand». Quando nel 2004 Parigi concesse l’estradizione, fuggì ancora una volta, riparando in Brasile dove ottenne lo status di rifugiato politico. Nel 2010 l’ex presidente brasiliano Lula non concesse l’estradizione di Battisti in Italia. Infine, l’arresto in Bolivia e il rientro in Italia lo scorso gennaio.

L'ammissione

«La lotta armata ha impedito lo sviluppo di una rivoluzione culturale sociale e politica nata nel Sessantotto. Gli anni di piombo hanno impedito quella spinta culturale che stava nascendo in Italia», ha detto Battisti al pm Nobili. Per il magistrato a capo del pool dell'antiterrorismo, «non si può parlare di pentimento». L'ex terrorista ha ammesso di aver sparato e ucciso due persone e di averne gambizzata una terza. In particolare, ha confessato di aver sparato alla guardia carceraria Antonio Santoro e di aver ucciso il poliziotto Andrea Campagna. Ha infine gambizzato il medico Diego Fava. Ha invece solo partecipato agli altri due omicidi di cui sta scontando l'ergastolo, ad altre due azioni per gambizzare gli obiettivi prescelti e infine a diverse rapine e furti.

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Commenti (1)

  • Per il pm " non si può parlare di pentimento". Perché..... Se si potesse parlare di pentimento cosa accadrebbe? Gli daremmo, anzi darebbero, un premio?

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