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Chioggia, sparano e si nascondono tra i cespugli: denunciati padre e figlio

La segnalazione alla polizia è giunta da due pescatori, allarmati per essere stati sfiorati da alcuni colpi: le accuse sono di porto ingiustificato d'armi e tentate lesioni personali aggravate

Roberta Barbiero 24 maggio 2012

È un mercoledì sera come tanti, sono le 21.30 circa e ci troviamo lungo il canale che costeggia la strada provinciale “Rebosola” a Chioggia. Due uomini sono intenti a pescare, mano ferma, concentrazione, attesa, una prassi ormai automatizzata e ripetuta mille volte, sempre uguale. All’improvviso un colpo. Un altro. Un altro ancora. Allarmati e disarmati, i due poveri pescatori non possono far altro che prendere il telefono e chiamare la sala operativa del commissariato di Chioggia, segnalando di essere stati vittime di alcuni colpi d’arma da fuoco. Non sono feriti, fortunatamente.

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Agli agenti, giunti nel frattempo sul posto, uno dei due pescatori racconta di essere stato sfiorato da uno dei colpi sparati da alcuni individui non identificati e poi fuggiti a bordo di un’autovettura.
Iniziano le operazioni di perlustrazione. È buio, non è così facile identificare contorni e profili definiti, ma i poliziotti riescono comunque a notare, parcheggiata su una piazzola di sosta, un’auto molto simile a quello descritto dalle vittime, senza alcun individuo a bordo, ma con il motore ancora caldo.

Illuminata adeguatamente la zona, intravedono poi anche delle sagome che tentano di trovare nascondiglio tra le sterpaglie, ma invano: fermati due uomini, che si scopre essere padre e figlio. Gli agenti chiedono, quindi, ai due di fornire delle spiegazioni plausibili alla loro presenza in quella zona rurale, a quell’ora tarda. Le risposte fornite non sembrano sufficientemente plausibili, per questo si procede con un’accurata perquisizione, volta a recuperare eventuali armi, munizioni e altro materiale esplodente riconducibile alla precedente sparatoria.

Nel bagagliaio dell’auto, di proprietà del figlio, la polizia recupera un manganello di plastica dura color nero, mentre, all’interno dell’abitacolo, vi sono una pistola ad aria compressa, sul sedile posteriore, due fionde, nel vano portaoggetti della portiera del lato passeggeri, un vasetto di plastica contenente un buon numero di biglie di acciaio, nel vano della portiera del conducente, infine alcuni “piombini” per pistola ad aria compressa, sparsi sul vano al di sotto del freno di stazionamento. Tutto il materiale viene immediatamente sequestrato.

Seguendo l’iter normativo, i controlli vengono poi estesi anche all’abitazione dei due uomini, in provincia di Padova, dove sono presenti alcune armi legalmente detenute e regolarmente custodite. Saranno le successive pronunce a stabilire l’eventuale revoca dei titoli autorizzativi per il possesso di quelle armi.

Padre e figlio vengono, allora, denunciati per porto ingiustificato di armi e di oggetti volti ad offendere e per tentate lesioni personali aggravate.

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