Anniversario della morte del partigiano Erminio Ferretto: «Un combattente»

Mercoledì mattina a Mogliano Veneto la cerimonia di commemorazione. Anpi: «Avrebbe sicuramente lottato contro i nuovi razzismi e schiavitù»

Foto: commemorazione Erminio Ferretto

Nel 74esimo anniversario della sua uccisione, avvenuta il 6 febbraio 1945 in un casolare di Bonisiolo a opera delle Brigate nere, si è svolta mercoledì mattina a Mogliano Veneto, in via Ferretto, la cerimonia di commemorazione del partigiano Erminio Ferretto.

All’appuntamento, promosso dai Comuni di Venezia, Mogliano Veneto e Marcon, hanno partecipato gli assessori comunali Renato Boraso ed Oscar Mancini, i rappresentanti delle sezione Anpi di Mogliano-Preganziol, Mestre e Marcon, una classe del Liceo Berto. Alla cerimonia erano inoltre presenti due nipoti di primo grado di Ferretto, Loris ed Euro Pascolo, che hanno portato un ritratto dello zio, e la partigiana Sofia Gobbo. Dietro al cippo dedicato al giovane combattente per la libertà i gonfaloni dei tre Comuni. Sulle note del Silenzio, eseguite dal trombettista Paolo Sottana, è stata deposta una corona d’alloro.

La libertà

«Siamo qui per celebrare un eroe, un eroe silenzioso – ha dichiarato l'assessore alla Mobiltà del Comune di Venezia Renato Boraso, rivolto in modo particolare agli studenti - a cui Venezia ha dedicato la piazza più importante della terraferma veneziana. È encomiabile il ruolo che svolge il Comune di Mogliano in questo luogo del ricordo. Non possiamo dimenticare che ci sono persone che hanno sacrificato la loro vita a vent’anni per garantirci di vivere il periodo più lungo di pace che abbia mai vissuto l’Europa, eccezion fatta per la vicenda balcanica. Grazie ai tanti Erminio, di cui magari ci siamo dimenticati, che hanno perso la vita per liberarci dal nazifascismo da cui eravamo occupati. Non avevamo la libertà e queste persone ce l’hanno riconsegnata: a noi e a voi spetta il compito di preservarla».

Il passato

«Erminio Ferretto, il Venezian - ha detto Giancarlo Centazzo presidente Anpi Marcon - è uno di noi, è stato uno dei tanti giovani eroi caduti per la nostra libertà e per riportare la democrazia nel nostro Paese. Il giovane Ferretto avrebbe sicuramente lottato contro i nuovi razzismi e schiavitù». «Erminio Ferretto – ha aggiunto Oscar Mancini - non ha atteso l’8 settembre del ‘43 per iniziare la sua battaglia per la libertà. Per Ferretto l’ingiustizia ovunque vi fosse era da combattere. La nostra generazione è stata incapace di trasmettere ai giovani ciò che è stato necessario per conquistare la libertà e la Costituzione repubblicana. Viviamo un’epoca in cui c’è la cancellazione del senso del passato. Viviamo un eterno presente in cui manca la riflessione di cosa è stato il lungo cammino che abbiamo compiuto nella storia. Ecco allora l’importanza del ricordo e della memoria».

La storia

Ferretto, nato a Mestre nel 1915, trascorre la sua giovinezza nella sua casa di Frescada di Carpenedo. Agli inizi degli anni trenta inizia a lavorare come garzone in un negozio in via San Donà, nei pressi di piazza Carpenedo. È qui che, dopo l'incontro con alcune persone avverse al regime, diventa antifascista. Allo scoppio della guerra civile in Spagna si arruola però nelle Brigate internazionali. Al suo rientro in Francia finisce, con altri comunisti, in prigionia, finché nel corso della guerra il governo Petain, alleato della Germania, lo consegna all'Italia. Ferretto viene mandato in esilio nell'isola di Ventotene, in cui resta sino alla caduta del fascismo. Rientra a Mestre nell'agosto del 1943. Dopo la nascita della Repubblica di Salò, inizia la sua opera di opposizione al nuovo regime. Le Brigate nere lo arrestano nel febbraio del 1944, lo torturano e poi, dopo alcuni giorni lo liberano. Ferretto decide allora di andare in montagna, nel Bellunese, dove erano nati i primi gruppi di partigiani. Dapprima, col nome di battaglia “Venezian” fa parte della formazione “Tino Frediani”, poi della “Mazzini”, quindi costituisce il battaglione “Mestre” che opera nel Fadalto, sino a che i rastrellamenti tedeschi dell'autunno 1944 non lo costringono a tornare in pianura. Nella terraferma di Mestre dà vita al battaglione “Felisati”, operando nelle campagne tra Mestre e Roncade. La notte del 5 febbraio 1945, con alcuni compagni, viene sorpreso dalle Brigate nere in un casolare di Bonisiolo. Mentre alcuni partigiani riescono a fuggire, Erminio e il cugino Martino riescono a nascondersi nel fienile, sotto la paglia. I fascisti, al buio, con un forcone, feriscono ad una gamba Martino, che non emette nessun gemito. Erminio viene colpito invece dai denti dell'attrezzo al basso ventre e non riesce a trattenere un grido di dolore: i fascisti gli sparano così subito addosso una scarica di mitra, uccidendolo.

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