Contributi alle famiglie: a Venezia 1078 domande, passano in 25

Tante richieste, anche perché il limite del valore Isee richiesto dal bando di 16mila euro non identifica necessariamente un’emergenza sociale

“Che la Regione, vista la grave situazione economica, abbia pensato di attivare percorsi di supporto alle famiglie in difficoltà, ben venga, ma gli strumenti e le modalità utilizzate hanno più un sapore elettoralistico che il senso di un reale supporto. Si sono create aspettative nei cittadini che nella maggior parte dei casi andranno deluse, lasciando esposti i Comuni, costretti a fare da sportello”. Sono amare le parole con cui il vicesindaco di Venezia, Sandro Simionato, ha aperto giovedì la conferenza stampa di presentazione degli esiti del “Bando regionale di contrasto alle emergenze sociali”, alla quale ha partecipato anche il responsabile del servizio Osservatorio Politiche di Welfare, Michele Testolina.

NUMERI PREOCCUPANTI - Delle quasi 35mila richieste di sussidio totali, la cui ammissibilità è già stata verificata dai Comuni, solo 1233 sono quelle ammesse al contributo, che potrà essere al massimo di duemila euro per nucleo familiare e che, una volta erogato dalla Regione ai Comuni, andrà alle famiglie con Isee più basso e maggior numero di figli. Nel Comune di Venezia, su 1078 domande presentate, ridotte a 573 dopo l’esclusione di quelle prive dei requisiti richiesti, solo 25 potranno beneficiare del contributo, ma solo dopo un’ulteriore verifica, da parte del Comune, della documentazione presentata. Nel territorio comunale la maggior parte delle domande valide è stata presentata da italiani (60%) e l’ambito più gettonato per la richiesta è stato quello relativo al pagamento delle utenze domestiche, le uniche spese – ha sottolineato Simionato – che restano necessarie dopo aver rinunciato persino alle cure mediche non indispensabili, come ad esempio quelle ortodontiche correttive.

CORSA AI CONTRIBUTI - “Il bando regionale - ha ricordato Testolina – metteva a disposizione in totale due milioni di euro, come contributo a fondo perduto per coprire spese mediche, già sostenute o preventivate, spese scolastiche o per la casa, pagamento delle bollette di acqua, luce e gas”. Gli Urp dei Comuni sono stati presi d'assalto: a Verona e a Padova si sono verificati problemi di ordine pubblico durante la presentazione delle domande ed è stato necessario l’intervento delle forze dell’ordine. “Non c'è da stupirsi - ha proseguito Testolina - se si pensa che il limite del valore Isee massimo richiesto dal bando di 16mila euro non identifica necessariamente un’emergenza sociale. Basti pensare che il limite di accesso alla social card nazionale, ad esempio, è di tremila euro e quello per avere diritto ad una riduzione nel pagamento delle bollette di acqua, luce e gas è di 7500 euro”.

WELFARE ED ENTI LOCALI - “Sono altri – rincara Simionato - gli strumenti da adottare per un contrasto efficace alla povertà. La contribuzione a pioggia non ha senso e i fatti lo confermano: abbiamo avviato una macchina organizzativa complessa, ma i risultati ottenuti sono irrisori. I temi del Welfare vanno affrontati in una logica trasversale, interassessorile a livello di Enti locali, e interministeriale a livello statale, perché, nella maggior parte dei casi, chi vive un disagio economico ha anche problemi legati alla casa e al lavoro. È proprio questo lo spirito con cui stiamo lavorando nel neonato Coordinamento degli assessori del Welfare delle Grandi Città che proprio in questi giorni ha chiesto un incontro con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, per confrontarci sulle tante esigenze e problematiche legate al sociale”.

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