Studiosi ed esperti a rapporto: all'università salesiana si discute di bondage e sadomaso

Circa 500 gli accreditati per un giorno di convegno e dibattito sulle pratiche sessuali estreme, analizzate dal punto di vista psicologico, giuridico e criminologico

La comunità cattolica sabato a Mestre si è interrogata sulle pratiche sessuali estreme. Circa 500 tra sessuologi, psicologi e criminologi hanno preso parte sabato al convegno promosso dallo Iusve, l'Università salesiana di Venezia, su bondage e Bdsm (oltre che sulla fragilità sessuale) per fornire un contributo scientifico utile in chiave psicologica e in ambito criminale. Il problema emerge nel momento in cui personalità fragili possono subire atti estremi non in piena coscienza. 

Sessuologia, psicologia e criminalità

Alla Iusve, infatti, si studiano sessuologia, psicologia e criminalità, con l'organizzazione di master sui temi più delicati, e l'obiettivo - è stato spiegato - è quello di indagare sulla personalità umana per garantire, secondo i dettami della chiesa, il bene della persona. "La necessità di un confronto su queste tematiche è dettata dal fatto che gli 'eccessi' sono stati 'derubricati' in ambito psicologico a normali pratiche sessuali", è stato spiegato. 

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Vittima o no?

Il problema tuttavia rimane in chiave sessuologica, per tutelare i soggetti che si trovino a subire pratiche sessuali estreme (legature, dominazioni) per fragilità e non in piena coscienza. E resta il problema in criminologia, per un vulnus che non permette al perito di potersi esprimere con chiarezza sul ruolo o meno di vittima di una pratica Bdsm (masochismo, denominazione, sottomissione). Un compito, quello di sviscerare questi problemi, che l'Università salesiana di Mestre si è voluta dare, al pari dell'impegno che anche la Chiesa sta espletando per affrontare i temi delle violenze sui social, il bullismo e gli abusi sessuali, "perché il compito dei religiosi e di chi si forma con loro - è stato sottolineato - è di tutelare la persona".

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