Coronavirus, 2 casi in meno in terapia intensiva

Oltre 5 mila contagiati in regione: 313 più di sabato. Dimesse dagli ospedali 309 persone. Nel Veneziano 47 in più con tampone positivo. Zaia: «A giugno fine dell'emergenza». Lunedì nuovo piano di interventi urgenti

Reparto Terapia intensiva ospedale veneto, archivio

In Veneto in contagiati da virus Covid-19 salgono anche domenica: la regione registra 5.122 casi, 313 in più dal pomeriggio di sabato. Ci sono 2 pazienti in meno in terapia intensiva complessivamente, le persone in isolamento domiciliare sono 14.268 tra i positivi e coloro che sono stati a loro contatto. Ci sono 29 ricoveri in più: sono 1.113 e i pazienti in terapia intensiva sono 255, mentre 309 veneti sono stati dimessi dagli ospedali. 169 i decessi. Le persone del Veneziano che hanno rivelato tampone positivo domenica mattina, secondo i dati Azienda Zero, ammontano a 732 casi, 47 in più rispetto a sabato pomeriggio. Un paziente in più risulta ricoverato in Terapia intensiva a Mestre. 

Sabato 21 marzo si sono registrati un totale di 4809 casi positivi al test per il coronavirus (Sars-CoV-2). In provincia di Venezia  685 (+75 circa rispetto a venerdì), a Padova 1120, a Treviso 864, a Verona 993, a Vicenza 594, a Belluno 216, a Rovigo 68. I dati sono riportati nel bollettino diffuso da Azienda Zero.

Le disposizioni

Il governatore del Veneto Luca Zaia intervenuto domenica in tarda mattinata, dalla protezione civile di Marghera, ha citato il decreto del governo Conte, che ha chiuso nel Paese tutte le attività non indispensabili, confermando che «non c'è motivo di concentrarsi nei supermercati e di formare code», nonostante l'ordinanza regionale di venerdì abbia stabilito la chiusura anche dei negozi di alimentari alla domenica, in Veneto, a differenza di quanto stabilito a livello nazionale. «Stiamo aspettando di verificare se c'è contrasto fra le disposizioni - ha detto il governatore - non per metterci in contrasto ma per capire cosa fare domenica prossima, ma ne daremo informazione. Dobbiamo sapere quali sono le aziende che devono restare aperte». Zaia ha confermato la campagna di campionamento: «non può arrivare a coprire tutta la popolazione ma si tratta di esaminazioni a tappeto. Non vogliamo chiudere nessun ospedale né togliere la strumentazione dai reparti, ma non potrei essere giustificato se dovessero esserci morti perché non ho previsto provvedimenti duri. Non è vero - continua Zaia - che pensiamo di curare alcune categorie piuttosto che altre. Vediamo le tragedie che hanno colpito alcune case di cura che sono diventate focolai di coronavirus. E non è vero che ci sono solo anziani in terapia intensiva, ma anche persone di trent'anni e bambini. Se abbiamo preso delle decisioni è perché è necessario.

Ospedali e farmaci

I vecchi ospedali non andavano bene, perché gli impianti devono essere all'avanguardia, in quelli vecchi la forte domanda di ossigeno porta al congelamento delle bocchette». Sul video del farmaco, dice Zaia: «Vi informo che Aifa ha dato l'ok alla sperimentazione del farmaco giapponese, Favipiravir, in Veneto. Stiamo affrontando una emergenza paragonabile a quella di una guerra importante». Il dirigente della Sanità veneta Domenico Mantoan conferma che in un mese si potranno avere informazioni sull'efficacia clinica dei farmaci in questioni, sui quali avverrà sperimentazione. «Se riusciamo ad abbassare la linea degli infatti, meno persone abbiamo in Terapia intensiva. Questa vicenda andrà avanti ancora qualche mese. Per ora i dati ci dicono che la strategia finora adottata in Veneto ha funzionato», ha detto Mantoan. «Il modello previsionale, se le cose vanno come predetto, indica che per giugno di dovrebbe uscire dall'emergenza», ha detto Zaia.

Mascherine

«Ne abbiamo consegnate ieri 550 mila - ha detto l'assessore Gianpaolo Bottacin facendo un resoconto - in tutte 7 le province. Facciamo consegne giornaliere. Un'altra tranche l'abbiamo consegnata stamattina, poi vengono distribuite in proporzione agli abitanti dei Comuni. Sono state definite delle linee guida individuando logiche comuni per la consegna. Dove è possibile vengono portate a domicilio, oppure lasciate in punti di distribuzione, farmacie, negozi. È un regalo che viene fatto in più - dice Bottacin - La mascherina è monouso e non è lavabile e non autorizza a uscire di casa se non per comprovati motivi e il rifornimento alimentare. E quanto alla certificazione, è obbligo, ma solo per i dispositivi che vengono prodotti in Italia, specificare se è o meno Ce (marcatura dei prodotti per i quali esiste una direttiva comunitaria)».

Il piano

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Domani, lunedì 23 marzo alle 12.30, sempre a Marghera in via Paolucci 34, il presidente della Regione Luca Zaia, l’assessore alla Sanità Manuela Lanzarin, il rettore dell’Università di Padova Rosario Rizzuto, il direttore della scuola di Medicina dell’Università di Padova Stefano Merigliano, il direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia dell’azienda ospedaliera di Padova Andrea Crisanti, e il presidente del comitato regionale Veneto della Croce Rossa Italiana, Francesco Bosa, presenteranno il nuovo piano: Emergenza Covid-19, interventi urgenti di sanità pubblica.
 

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